Gli eurofanatici avevano bisogno di una boccata d’ossigeno dopo le batoste di Brexit e Donald Trump, e mentre cresce l’ansia per il ciclone Le Pen in Francia, in soccorso delle loro ansie, sono arrivate le elezioni in Olanda, dove, stando alle cronache, il temuto Partito per la Libertà di Geert Wilders non ha sfondato. Guardando le cose senza il velo del fanatismo più che una rinascita dalle ceneri quello dell’Europa sembra il canto del cigno. Punto primo. I liberaldemocratici del premier Mark Rutte, sia pur vincenti, hanno perso 8 seggi. I laburisti, alleati di governo, sono crollati da  38 a 9 deputati. Il loro tracollo è il segno della sconfitta dell’eurocrazia, incarnata da uno dei principali esponenti del partito, il ministro delle Finanze Jeroen Dijsselbloem. Nel 2013, come capo dell’Eurogruppo, aveva gestito con grande durezza la crisi di Cipro, costata ai correntisti un prelievo forzoso del 10% sui depositi. Nel complesso, insomma, la coalizione di governo in Olanda ha pressoché dimezzato i consensi. A fronte ci sono i cinque seggi vinti da Wilders diventato così il secondo partito. Come si fa a parlare di grande vittoria dell’Europa e dell’euro?

La formazione di un governo non sarà semplice vista la frammentazione del Parlamento. Quel che sembra certo, è che un esecutivo quasi zoppo porterà avanti l’agenda dettata da Bruxelles. E questo non potrà che avvantaggiare Wilders, il quale avrà buon gioco nel criticare le scelte del governo, man mano che i nodi dell’austerità e dell’immigrazione verranno al pettine. È ormai evidente che l’unico modo per impedire ai partiti anti-establishment di governare è istituire, come già successo in Austria ai danni di Norbert Hofer e come forse accadrà in Francia, un blocco variopinto tra tutte le principali forze politiche, gli intellettuali e i media. Nei Paesi con il sistema maggioritario l’impalcatura è crollata subito; dove vige il proporzionale il processo sarà più lento, ma gli argini non potranno tenere a lungo. Di fronte ai fatti stupisce che gli osservatori si abbandonino al giubilo, che la sinistra di Martin Schulz e Paolo Gentiloni esulti per la vittoria di un partito di centrodestra, che i giornali continuino a ostentare la loro incapacità di raccontare il cambiamento, affibbiando a Wilders le classiche etichette di populista. Anche una vittoria di Pirro può annebbiare la mente.

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