La Corte dei Conti sospetta che ai tempi del Professor Monti presidente del Consiglio e ministro dell’Economia la delega all’Economia, ci sia stato un bel saccheggio delle casse dello Stato. Questo mentre veniva imposta al Paese la politica di austerità a cominciare dalla riforma delle pensioni del ministro Elsa Fornero. La vicenda di cui parliamo è quella che, tra il 2011 e il 2012, ha portato lo Stato italiano a versare alla banca d’affari, Morgan Stanley, 3,1 miliardi per chiudere quattro contratti derivati e rinegoziare due coperture sulle valute. La Corte dei Conti porta il salasso definitivo a 4,1 miliardi. A maggio la Guardia di Finanza ha fatto dei sequestri al Ministero dell’Economia creando anche un bel cortocircuito istituzionale perché le Fiamme Gialle hanno rovistato fra le carte degli uffici da cui dipendono. Un elemento di riflessione che si aggiunge al fatto che Morgan Stanley resta fra le banche d’affari di riferimento del Tesoro. L’anno scorso sono state cancellate Credit Suisse e Commerzbank. Ma vediamo come sono andate le cose, secondo la Corte dei conti. Nel 2011 Morgan Stanley aveva 19 contratti derivati aperti con lo Stato italiano, in diverse valute pari a oltre 10 miliardi di euro, 2,2 miliardi di sterline, 1,1 miliardi di franchi svizzeri e 2 miliardi di dollari, con durata da 10 a 40 anni. La banca Usa aveva la possibilità, a certe condizioni, di recedere. Una clausola molto favorevole ai banchieri e molto sfavorevole all’Italia. Nel 2011 la banca decide di utilizzare la clausola e chiude tutti i contratti: «Ha commesso», scrive la Corte, «palesi violazioni dei principi di correttezza e buona fede». Morgan Stanley si è giustificata con il repentino aumento dello spread, che portò alla caduta di Silvio Berlusconi e all’arrivo di Monti. Secondo l’accusa è solo una scusa per incassare venendo meno all’impegno contrattuale di “gestore del debito”. La contestazione ai responsabili del Tesoro è quella di essere stati negligenti e di non aver fatto gli interessi dello Stato. Vedremo come andrà a finire. Nel frattempo non possiamo dimenticare la scala mobile che lega ministri e presidenti del consiglio alle grandi banche d’affari internazionali. Morgan Stanley ha ingaggiato l’ex direttore generale del Tesoro e poi ministro delle Finanze Domenico Siniscalco. Jp Morgan ha fatto lo stesso con Vittorio Grilli (un altro ex direttore generale del Tesoro e poi ministro). Gianni Letta, Romano Prodi e Mario Monti sono stati consulenti di Goldman Sachs. Come diceva Giulio Andreotti, a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

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