Il ministro per l’Economia e le Finanze Gualtieri sarà anche un grande storico e accademico, ma come uomo di pubbliche relazioni si sta rivelando abile più o meno quanto Toninelli. In una chiacchierata col giornale amico La Repubblica ha rivelato Più che la preoccupazione – ha riferito – in Europa ho registrato sorpresa per il dibattito politico italiano. C’è il pericolo di una percezione di instabilità che rischiamo di pagare sui mercati. Gli investitori non vogliono sentir parlare della possibilità di un ritorno di chi, come Salvini, tifa per Vox e ha messo in discussione l’ancoraggio europeo dell’Italia”. Un’affermazione molto grave, come racconta Gianfranco Polillo sulle pagine della testata online Start Magazine.

Perché è tanto grave l’affermazione di Gualtieri? Perché se questa è la sua visione il tradizionale “vincolo esterno” (lo sprono a fare le riforme) cambia pelle. E si è trasforma in un’inaccettabile interferenza politica. Cosa che non appartiene alla tradizione italiana. “Anche nel periodo più duro della “guerra fredda”, come lo stesso Gualtieri da storico attento potrà confermare, la collocazione a fianco degli alleati americani fu una libera scelta, seppure contrastata, della maggioranza del popolo italiano – spiega Polillo –. Il voto parlamentare che portò all’adesione della Nato, solo per ricordare un episodio, fu marcato da uno scontro in Aula che è rimasto indelebile nella storia istituzionale del Paese. Ma, alla fine, quella volontà collettiva prevalse sui fautori dell’internazionalismo proletario.”

L’alibi dell’euroscetticismo, spiega ancora Polillo, imputato al principale partito politico italiano, va, quindi, fatto cadere rapidamente. La Lega deve far saltare quel tappo, non avendo più quella forza residuale che fu tipica dell’ultima gestione del “senatur”, Umberto Bossi, ma avendo assunto una dimensione nazionale. Il problema è vedere se esistono i presupposti per una diversa presenza nelle istituzioni europee. Se cioè quel “vincolo”, che ha assunto una dimensione non solo economica ma politica, possa essere messo in discussione. Per rispondere, va ricordato che la sua esistenza è soprattutto legata all’incapacità dei vari ministri dell’Economia (da Pier Carlo Padoan allo stesso Gualtieri, senza dimenticare Giovanni Tria) di leggere correttamente i dati della situazione italiana, alla luce delle stesse elaborazioni della Commissione europea.

“Nel database, che accompagna le sue Previsioni periodiche, vi sono tanti di quegli elementi che sono in grado di rovesciare un approccio più che convenzionale. Che l’Italia ha assorbito rinunciando a qualsiasi riflessione critica. Ma limitando la sua osservazione, quasi esclusivamente, ai dati della situazione finanziaria: soprattutto andamento del deficit di bilancio e del rapporto debito-Pil. Come se fosse questo il cuore della questione e non il riflesso di sottostanti processi di carattere economico e sociale – conclude Polillo –. Che lo Stato, con le sue scelte, condizioni la situazione più generale, è un dato di fatto. Che dagli altri elementi, che compongono il quadro, si possa prescindere è un’assurdità. Oltre che un errore di prospettiva.”

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