Gli italiani stanno peggio di venti anni fa. A dirlo non sono dei populisti brutti e sporchi, come piace agli eurofanatici, ma nientemeno che il Fondo monetario internazionale nel suo ultimo rapporto sull’Italia. Certo come spiegazione offre una mezza verità. Dice che la colpa di questo arretramento è della crisi economica. Sulle responsabilità dell’euro si preferisce glissare. Le conseguenze della lunga crisi economica sono state molto pesanti sui redditi, dicono i tecnici del Fmi: «Gli italiani in media guadagnano ancora meno di due decenni fa». Non solo. L’istituto di Washington prevede che «potrebbe servire quasi un decennio» per un ritorno dei redditi ai livelli del 2007. Vuol dire che il Paese è condannato ad una lenta discesa verso l’inferno. Esattamente come sostiene da tempo questo blog pur non disponendo dei raffinati strumenti di analisi su cui possono contare i tecnici del Fondo Monetario.

Eppure quello che è successo all’Italia è molto semplice da capire. Non potendo svalutare il cambio siamo stati costretti, per non mandare fuori mercato la nostra economia, a svalutare i fattori di produzione interni. Primo fra tutti il lavoro che è stato pagato sempre di meno (da qui il blocco degli stipendi come dice il Fmi) e poi la disoccupazione che è salita. Una politica suicida che ha solo aggravato la situazione. L’Italia, infatti, è entrata in una spirale discendente perché il taglio degli stipendi e l’aumento della disoccupazione hanno fatto calare la domanda con il risultato che gli stipendi sono scesi ancora (basterà pensare al boom dei contratti a termine pagati quattro soldi) ed è aumentata la gente senza lavoro come dimostra il raddoppio in dieci anni del tasso di disoccupazione. Poi, naturalmente ce la possiamo raccontare come vogliamo. Però la realtà è questa e come dice il Fmi questa situazione è destina tata a protrarsi per molto tempo. Tornare ai redditi del 2007 potrebbe diventare, a questo punto, una chimera. Nè saranno certo i piccoli segnali di ripresa di questi mesi a cambiare la situazione. Agli attuali ritmi di crescita torneremo soltanto nel 2025 (o giù di lì) ad avere lo stesso Pil del 2007. Sempre che, nel frattempo non si metta di mezzo qualche altra recessione. Eventualità da non escludere visto il difficile equilibrio che governa l’economia mondiale. Questa è la situazione. Il resto solo chiacchiere.

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