Sabato scorso il fondatore di questo blog, Ernesto Preatoni, ha pubblicato un commento sulle pagine di Libero in cui ha provato a raccontare, per sommi capi, l’iniziativa di Un’Europa Diversa – che sta raccogliendo le testimonianze dei lettori sull’impatto del Covid sul loro lavoro – e ha cercato di spiegare perché il governo si illude se pensa di risolvere il problema del lavoro solo con i soldi del Recovery Fund. Pubblichiamo qui alcuni passaggi, i più interessanti, del suo intervento.

“La scorsa settimana – scriveva Preatoni – la redazione di “Un’Europa diversa” – il blog che ho lanciato qualche anno fa per tentare di alimentare una discussione onesta sui difetti della moneta unica – ha pensato di lanciare un’iniziativa. Si sono detti: siccome è difficile capire quale sia stata l’entità del danno prodotta dal Covid sull’economia – qualcuno parla di profondo rosso, altri di ripresa –, chiediamo ai lettori di raccontarci che impatto economico abbia avuto su di loro.”

Uno po’ di risposte sono arrivate, spiega Preatoni. Ne ho scelte tre. La prima è di un piccolo imprenditore siciliano che gestisce un agriturismo: parla di un crollo del fatturato mostruoso, pari a circa l’80% in meno rispetto al passato. Ci racconta, soprattutto, dell’assenza totale della clientela di nicchia con la quale la sua struttura aveva sempre lavorato, ovvero quella europea. Mancano gli stranieri, sostituiti, almeno ad agosto, dagli italiani che gli hanno permesso di raggranellare quel 20% di fatturato che è riuscito a salvare. E lo Stato? Gli aiuti del governo Conte sono serviti a fronteggiare il calo dell’attività. Pare di no: “le elemosine stanziate dallo Stato – spiega il lettore – sono giusto bastate a pagare le bollette e le tasse (INPS e TARI).” Anche la misura del bonus vacanze viene bocciata dall’imprenditore, che spiega: “il bonus vacanze non l’ho accettato perché la mia azienda ha bisogno di liquidità per pagare il personale ed i servizi, non una detrazione.”

La seconda lettera è di Nicoletta, architetto che vive e lavora nella zona di Como. Ci scrive che nel periodo del lockdown il suo fatturato si è azzerato. Se l’è cavata, scrive, perché non ha dipendenti e grazie agli aiuti dello Stato: “Sono riuscita ad accedere per le partite Iva e a richiedere in banca, non senza lunghe trafile burocratiche, un prestito garantito dallo Stato: posso dire, ora, di essere più tranquilla nel breve termine. La grande domanda che pongo ora è: riprenderà il lavoro? Sono tornata a fare qualcosa, ma siamo a circa il 40% di volume di lavoro che ero abituata a smaltire prima del Covid. E già allora non potevo certo dirmi ricca.”

L’ultima lettera che ho scelto è di tre imprenditori che, nel 1985, hanno formato un team di consulenza che opera in Giappone nel settore della moda. “La pandemia – ci scrivono – ha fortemente condizionato il nostro business, in quanto avevamo un progetto legato alle olimpiadi di Tokyo 2020 e non è pensabile viaggiare con 15 giorni di quarantena in entrata, più 1 mese permanenza per business, a cui devono essere aggiunti altri 15 gg di quarantena al rientro.”

Il minimo comun denominatore sembra, insomma, essere il lavoro, che non riprende. A Roma sembrano convinti che coi soldi del Recovery Fund si potrà fare una nuova politica espansiva, ma al ministero del Tesoro sanno che si tratta di un’illusione. Come ha scritto il Governo nelle 72 pagine del Recovery Plan trasmesso qualche giorno fa alle Camere, i fondi previsti da Bruxelles per l’Italia saranno composti da 82 miliardi di sussidi – che non andranno a formare debito – e 127 miliardi di prestito che dovranno essere restituiti e aumenteranno ulteriormente l’indebitamento pubblico. Nel momento in cui l’Italia riceverà le prime tranche di questi 127 miliardi, dovrà riequilibrare le finanze pubbliche attraverso tagli draconiani e nuove tasse imposti da Bruxelles. Ditemi voi, in un simile scenario, come si possa anche solo immaginare di riuscire a risvegliare l’ormai moribonda economia italiana e, soprattutto, la domanda interna.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail