Poche settimane fa il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli, nel corso dell’assemblea annuale dell’organizzazione che riunisce gli istituti italiani, ha agitato – di nuovo – lo spauracchio dello spread. Secondo Patuelli l’Italia dovrebbe partecipare maggiormente alle scelte della Ue altrimenti “potrebbe finire nei gorghi di un nazionalismo mediterraneo molto simile a quelli sudamericani”. Un argomento, quello dello spread, giù usato in altre occasioni da Patuelli ma che è stato letto da molti in relazione ad affermazioni e progetti della maggioranza in chiave anti euro seppure esclusi più volte sia dal premier Giuseppe Conte che dal ministro Tria.

La verità – che negli ambienti finanziari tutti conoscono, ma che in pochi ammettono – è che le banche italiane detengono una quota assai significativa dei titoli di Stato italiani. E non a caso: si tratta di titoli redditizi, ancora considerati piuttosto sicuri (del resto l’Italia, checché se ne dica ha dei fondamentali economici solidi), che aiutano a chiudere in positivo il bilancio a fine anno. Al punto che, come spiega un operatore di Borsa, “inserire nel nostro basket di investimento titoli di banche italiane nella filosofia di molti investitori corrisponde un po’ a comprarsi delle opzioni sui titoli di Stato”. Quello che le banche italiane, però, non possono e non vogliono permettersi è di dover registrare perdite a bilancio collegate al rialzo dello spread. Quando lo spread sale, infatti, il valore dei titoli di Stato diminuisce e questo provoca delle perdite nei bilanci delle società che li detengono.

Perciò non provate a criticare l’Euro. Ma mica per una ragione di rischi geopolitici. Macché: il tema è che se lo spread si alza, le banche rischiano di perdere soldi. Tutto il resto è conversazione. Qualche politico, però, inizia a non accettare più queste logiche: martedì il ministro dello sviluppo e del lavoro Luigi Di Maio ha criticato il comportamento di Mps nella vicenda che ha portato al fallimento dell’impresa per poi allargare il discorso al comparto bancario nella sua interezza. “Il sistema bancario la deve pagare – ha detto Di Maio – perché ha avuto un atteggiamento arrogante infischiandosene dei risparmiatori e dello Stato ed è stato protetto da ambienti politici sia in questa regione che a livello nazionale. Se vogliamo sostenere le imprese dovremo ridurre l’arroganza di certe organizzazioni, quelle illegali e anche di alcune legali”.

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