“Il problema è che Emmanuel soffre di un grado di approvazione molto basso in Francia, del 26% e di un tasso di disoccupazione di quasi il 10%. Stava solo cercando di cambiare argomento…a proposito, non esiste un paese più nazionalista della Francia, persone molto orgogliose…e giustamente!” Questo è il Tweet che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha pubblicato qualche giorno fa, scatenando le ire del governo francese. Le parole del leader americano però devono essere risuonate nella testa di Emmanuel Macron, in questi giorni, mentre i francesi si ribellano a nuove tasse sulla benzina.

Già perché mentre Trump – che ci viene dipinto, tutti i giorni, sui giornali come un politico dozzinale, brutto, sporco e cattivo – sta facendo marciare a gonfie vele il proprio Paese, Macron stenta sempre di più. Gli Stati Uniti, grazie alle politiche del presidente Usa, dimostrano di essere in buona salute ormai da diversi anni: il prodotto interno lordo (Pil) ha ricominciato a crescere tra il 2009 e il 2010 e da allora non si è più fermato. Il risultato positivo del 2017 – manca ancora il dato finale, che dovrebbe aggirarsi intorno al +2,5 per cento – è in linea con quello degli anni precedenti. Lo stesso vale per l’occupazione: durante il 2017 sono stati creati 1,8 milioni di posti di lavoro e il tasso di disoccupazione è sceso fino al 4,1 per cento, il più basso dal dicembre del 2000. Gli Stati Uniti vengono da 85 mesi consecutivi di crescita dei posti di lavoro, la striscia positiva più lunga da quando esistono questi dati. Non si può certo dire lo stesso della Francia.

Macron si ritrova con un Paese zoppicante: la disoccupazione, come evidenzia Trump, sfiora il 10%, il governo – con una manovra tutta elettorale – sembra intenzionato a tagliare le tasse di quasi 25 miliardi, ma ci arriverà solo grazie ai buoni uffici dei burocrati di Bruxelles hanno deciso di far finta di non sapere che, così facendo, la Francia farà salire il rapporto tra deficit e Pil al 2,8% (contro il 2,6%). Il Presidente francese, con questa mossa, sperava forse di riguadagnare consensi tra il popolo. Che, invece, oggi si ribella per le nuove tasse sui carburanti. Con Macron sono ormai arrivate al capolinea le élite che hanno guidato, fino a poco tempo fa, l’Europa Unita nell’interesse di pochi.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail