Le banche italiane? Sono piene di Btp, ahiloro. E con lo spread a 300 son dolori per i loro bilanci. Ecco scoperta la vera ansia delle élite che si accaniscono contro la bozza della manovra finanziaria presentata dal governo. Del resto che il sistema bancario italiano non navigasse in buone acque – pieni com’erano i nostri istituti di crediti difficili da recuperare, i famosi Npl – si sapeva già da tempo. Come si sapeva che queste stesse banche in passato avevano fatto incetta di Btp (si stima che detengano più di 360 miliardi di titoli di Stato) che, a differenza dei titoli di Stato tedesco, hanno sempre fruttato ottimi rendimenti.

La risposta è semplice: se lo spread sale il valore dei titoli di Stato iscritti a bilancio scende. Il risultato? Ce la spiega Fabio Pavesi che, qualche giorno fa, ha firmato un bell’articolo su Dagospia sulla questione: “Un assegno di 70 miliardi di euro e spiccioli et voilà ci si porta a casa le prime 5 banche italiane per attivo di bilancio. Che se non fosse ancora chiaro vuol dire comprarsi il 70% dell’intera industria bancaria del Bel Paese.” Insomma: l’ansia è che lo straniero (magari un francese? Macron del resto punta a fare della Francia la spina dorsale del sistema finanziario europeo) arrivi – dopo aver sistemato, negli anni passati, i conti dei propri istituti malandati coi soldi dei contribuenti europei – e si compri il sistema bancario italiano con due soldi.

Quanto dovrebbe spendere il gallo invasore? Ce lo spiega ancora Pavesi: “Dai due colossi Intesa e UniCredit che valgono insieme poco meno di 62 miliardi di euro di valore di mercato, fino a Ubi banca, il BancoBpm e la sempre claudicante Monte dei Paschi di Siena. Per le tre banche dietro agli unici due campioni nazionali bastano davvero gli spiccioli. Con soli 8 miliardi fai shopping di tutte e tre. Con 3,34 miliardi ci si compra l’intera Ubi banca. Ne servono ancora meno per il BancoBpm (2,73 miliadi il valore di Borsa a venerdì). E con meno di 2 miliardi sostituisci lo Stato alla guida di Mps.” 

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