La vera notizia è che persino il Corriere della Sera – il giornale dell’establishment milanese per eccellenza – lunedì ha voluto riconoscere, con articolo tutt’altro che nascosto – dal momento che è stato pubblicato in prima pagina – il significativo cambio di passo che il nostro Paese, col nuovo governo, ha fatto in ambito di politica sui migranti.

L’autore dell’articolo – intitolato “Il nuovo corso dell’Italia (e i partner sbagliati) – sintetizza così il messaggio del suo pezzo: “Se tre indizi fanno una prova, è impossibile negare che la politica sui migranti del nuovo governo italiano vada modificando, di fatto, prassi consolidate, equilibri europei che sembravano scolpiti nel marmo e che, come marmo stavano diventando pietra tombale della nuova convivenza democratica, trasformando le periferie italiane in bombe sociali”.

Il pezzo ovviamente non risparmia critiche al ministro dell’Interno, Salvini, per il suo stile politicamente scorretto e per la scelta del leader leghista di cercare alleanze con altri leader populisti, come il ceco Babis e l’ungherese Orbàn, che si sono rifiutati di accogliere parte dei migranti sbarcati di recente in Italia. È però innegabile, secondo l’autore, Goffredo Buccini, che il “metodo Salvini” abbia obbligato i partner europei “a fare i partner, condividendo cioè non più solo a chiacchiere la responsabilità europea di fronte alle migrazioni.” “Poco conta – prosegue Buccini – se saranno un terzo o più i migranti ricollocati, vale il principio sostanziale: non è azzardato ipotizzare che, nei fatti, si stia superando l’odioso regolamento di Dublino per il quale restavano inchiodati da noi (e in Grecia) tutti i richiedenti asilo del Mediterraneo.”

Perché è così importante questo articolo? Perché, forse per la prima volta, viene riconosciuto da un giornale dell’elités il valore di determinate posizioni euroscettiche, e dei risultati a cui queste hanno portato. Dall’altro lato di arriva finalmente a ammettere che certe prassi stabilite dai governi euro-entusiasti – e che sembravano inamovibili in Europa – hanno rischiato di far implodere l’Unione.

La speranza, a questo punto, è che le elités e il resto dell’Europa, inizino a riconoscere che ci dev’essere una responsabilità condivisa anche in campo economico. E che siano in grado di riformare seriamente i vincoli europei, il ruolo della BCE e l’Euro nel proprio complesso.

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