L’Europa è in ripresa. Ormai è il ritornello che viene ripetuto in continuazione in tutte le sedi ufficiali. Il trionfalismo è la cifra costante di ogni manifestazione pubblica dell’eurofanatismo. Sembra che i tifosi dell’euro abbiano dimenticato l’esistenza del ciclo economico per cui dopo una fase di calo c’è sempre il rimbalzo. La forza del recupero è direttamente legata all’intensità della depressione. Esattamente come l’oscillazione del pendolo. Oggi gli eurofanatici applaudono al vigore della ripresa ma dimenticano quanto era stato forte il calo di ieri. Nessuno che si occupi del futuro. L’unica cosa che davvero conta. Un’unione monetaria disegnata come l’Europa attuale potrebbe funzionare se tutti i Paesi avessero andamenti simili o se ci fosse uno stato centrale che si facesse carico delle differenze. L’Italia ha tenuto insieme Lombardia e Calabria 150 anni perché i contribuenti del Nord hanno sostanzialmente finanziato il mancato sviluppo del Sud. Se non fosse stato così tutto il Meridione si sarebbe trasferito a Nord.

L’assunto non dimostrato è che l’attuale costruzione europea sia neutrale. Ma sappiamo che non è vero perché le regole dell’euro sono fatte a misura dei più forti, perché la burocrazia centrale è asimmetrica privilegiando un certo modello o una certa industria penalizzando altri.

L’industria greca non sarà mai come quella tedesca e quella portoghese non sarà mai come quella francese. Potranno, forse raggiungere la stessa forza in un orizzonte temporale di diverse generazioni. Nel frattempo rimarranno imbrigliate in una struttura che, come abbiamo ben visto in questi anni, inevitabilmente lavora per il più forte. La Germania vuole alzare le barriere con la Cina, mentre alla Grecia servirebbe alzare barriere verso l’Europa. Atene non potrà mai tirarsi fuori dai guai senza qualcuno che metta i soldi che non ha e non potrà avere. Più l’Europa va avanti, più le differenze tra Nord e Sud aumenteranno e più l’appartenenza a un organismo comune si rileverà devastante per Paesi deboli come l’Italia. L’euro diventerà una trappola perché costruito sulle esigenze dei partner più forti. Ecco il futuro che aspetta questa Europa e non sarà certo il decimale in più di Pil che si vede in questi mesi a cambiare le cose. Il ciclo inevitabilmente tornerà a indebolirsi. E allora saranno i guai veri.

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