Fino alla metà degli anni Novanta l’Italia era uno dei motori del vecchio Continente. Salvo la crisi del 1992-1993 le variazioni del Pil erano fra le migliori 10 dell’Europa a 28. Poi arrivò l’euro con il corredo dell’eurotassa inventata da Prodi. Di colpo il motore si inceppò. Nel 1996 calammo al 20° posto, l’anno dopo al 24°. Da allora siamo sempre nelle posizioni di rincalzo. Quella sul Pil non è una classifica da campionato di calcio. Dimostra però che la politica economica di questi anni è stata sbagliata. Non importa chi fosse al governo. Silvio Berlusconi, Romano Prodi, Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi. Tutto uguale.

Un “occasional paper” pubblicato dalla Bce spiega che il reddito pro capite dell’Italia è scivolato del 12% fra il 1999 e il 2007 e dell’11% dal 2008 a oggi. È la dimostrazione che nel momento in cui è entrata nel sistema della moneta unica l’Italia si è impoverita. Purtroppo la lettura del fenomeno viene interpretato con categorie più morali che economiche, con la chiave virtuoso/vizioso e non efficace/inefficace. Ma questa lettura è fuorviante: ogni Paese ha una struttura economica diversa dall’altro, e l’Italia ce l’ha diversa da tutti. È la sola economia che si regge su milioni di piccole e medie imprese, che è fortemente frammentata. Questo tipo di struttura ha bisogno di libertà di movimento, di creatività e fantasia per affrontare il mercato, e soffre più di ogni altra le maglie rigide, regole strette che alla fine ne impediscano l’azione. Dal trattato di Maastricht al Fiscal compact questa economia è stata imbavagliata e immobilizzata più di ogni altra. E ha cominciato ad appassire. Accettare questo sistema è stato un rischio grosso per l’Italia e a consuntivo possiamo dire certamente un danno. Pensare che oggi parte di queste regole (il fiscal compact, il deficit strutturale consentito etc…) invece di ammorbidirsi possano diventare ancora più rigide grazie al nuovo schema di governance dell’euro preparato da Jean Claude Juncker fa venire letteralmente i brividi. È giunto il momento per l’Italia di mettersi davvero di traverso.

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