L’euro sta per crollare e i partiti litigano sulle poltrone: Consultellum o Mattarellum? Meglio il proporzionale o l’Italicum corretto? Il premio di maggioranza o la soglia di sbarramento? Cosa dice Napolitano? E Bersani? E Vendola aderirà al listone di Pisapia? Zingaretti risponderà all’appello di Renzi? Ma soprattutto: che faranno Cuperlo e Civati? Ecco: è di fronte a questi drammatici interrogativi che il mondo politico italiano si paralizza. L’euro è un cadavere che mettiamo nel portafoglio. Ma noi siamo preoccupati del futuro politico di D’Attorre, delle divergenze di posizioni fra Gotor e Guerrini, dell’ultimo tweet di Fassina. Come la corte di Versailles che nel luglio 1789, chiusa nelle stanze della regia, si interrogava sugli impegni notturni: che panciotto indosserò? Damasco o raso? Con il fregio d’oro o d’argento? E uno pensa: se solo avessero avuto l’intelligenza di mettere la testa fuori dalla finestra, chissà, magari l’avrebbero salvata.

Oggi la situazione non è molto diversa. Nei castelli delle elite se si parla della caduta dell’euro è solo per dire, come ha fatto “Il Sole 24 Ore”, che «ora Berlino dovrà essere più europea». Ma ti pare? L’euro è stato costruito fin dall’inizio per «fare contenta la Germania», come aveva scritto Paul Krugman fin dal 1998, prima che la moneta unica vedesse la luce. E i nostri governanti, che conclusero quell’operazione, da Prodi e Ciampi, sapevano benissimo di star facendo un favore ai crucchi. Ci hanno traditi e svenduti come schiavi. E ora qualcuno pensa di salvarsi chiedendo al dittatore di occuparsi delle sue vittime? No, impossibile. Così la fine dell’euro è arrivata. Ma adesso che cosa ci mettiamo? Per tanto tempo l’ipotesi è stata derisa e sbertucciata. Vietato anche solo prenderla in considerazione nei salotti buoni, Faceva orrore più delle mani nel naso. Adesso, molti rischiano di essere impreparati. Non c’è nessun piano di evacuazione dalla moneta unica. Accadrà tutto nel peggiore dei modi. Manca la coscienza di un Paese che fino all’altro giorno non affrontava il tema dell’uscita dall’euro perché «impossibile» e adesso non affronta il tema dell’uscita dall’euro perché ha paura che sia «possibile». Sarebbe bene che qualcuno ci pensasse. Appena finito di discutere del futuro di Cuperlo, naturalmente. 

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