L’euro è uscito completamente dalla campagna elettorale. Tranne qualche eccezione, nessuno l’ha messo all’ordine del giorno. La soluzione dei problemi legati alla moneta unica è stata rinviata ad una fumosa trattativa nell’ambito della nuova governance Ue cui stanno lavorando Francia e Germania. È davvero incredibile il silenzio che avvolge il disastro che avvolge gli anni della moneta unica tanto acclamati dalle élite: il Pil è lo stesso del 2001, quando nacque l’euro, la produzione industriale è crollata del 20%, migliaia di imprese chiuse, abbiamo il 35 per cento di disoccupazione giovanile, due milioni di italiani che guadagnano meno del minimo salariale e tre milioni a nero; i “poveri assoluti” sono più che raddoppiati, circa 5 milioni, e – se sommati ai poveri relativi – superano i dieci milioni. Sono nuovi poveri: il 25,8 per cento delle famiglie con un reddito da partita Iva – secondo la Cgia di Mestre – è sprofondato nell’indigenza. Ma è tutta l’area euro danneggiata dalla moneta unica e dei Trattati di Maastricht. Dal 1950 al 1990, cioè prima dell’euro, la crescita media del Pil è stata del 3,9 per cento in Francia, del 4,05 in Germania e del 4,36 in Italia. Da 1999 al 2011, in piena età dell’euro abbiamo: l’1,61 per cento per la Francia, l’1,32 per la Germania e lo 0,68 per l’Italia. Un crollo dietro il quale c’è un dramma collettivo. A evidenzialo il sondaggio realizzato da Chatham House, l’istituto di ricerche sociali nato ottant’anni fa a Londra. I suoi esperti hanno intervistato 10.000 cittadini europei e 1.800 tra politici, giornalisti e rappresentanti del mondo economico-finanziario, insomma l’oligarchia della globalizzazione. Il 71 per cento di queste élite promuove la Ue giudicandola vantaggiosa, mentre fra la gente comune solo il 34 per cento. La maggioranza la boccia e il 54 per cento dei cittadini ritiene che il proprio Paese stava meglio prima dell’euro. È una convinzione empirica, basata sul fatto che i propri figli – per la prima volta nella storia moderna – stanno peggio dei genitori. Tuttavia è fuori discussione che in Italia vent’anni fa si stava meglio. Il reddito pro capite è crollato del 23 per cento 1999 a oggi. Fra l’altro un’altra statistica ci dice che se nel 1996 il Pil pro capite dell’Italia era superiore a quello della Germania (26.509 euro contro 25.107 euro), nel 2016 la situazione si è ribaltata di 25.858 euro per l’Italia (che quindi è addirittura regredita) e di 34.484 euro per la Germania. Tutto questo grazie all’euro.

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