Quattromila e seicento miliardi in immobili e tremila e duecento miliardi in depositi bancari, azioni, polizze e investimenti. È in queste cifre che fotografano la ricchezza degli italiani, più che in raffinate analisi di politica economica e tributaria, che si nasconde il motivo dell’ossessiva insistenza con cui l’Europa ci chiede di tartassare la proprietà. Qualche mese fa il rigoroso e impeccabile capo della Bundesbank, Jens Weidmann, si è lasciato sfuggire la profonda convinzione che l’Italia per sistemare i conti pubblici debba al più presto tassare con più decisione la casa. «Sa», ha detto in una intervista «che è stata fatta una ricerca tra i paesi dell’area euro, nella quale si evidenzia che le famiglie italiane hanno più patrimonio delle famiglie tedesche?».

Eccola qui l’inconfessabile motivazione: una travolgente ed impetuosa invidia per l’inspiegabile ricchezza degli italiani. Una ricchezza sopravvissuta alla crisi, all’incapacità dei nostri politici e persino alla feroce austerity imposta dall’Europa. Che ai tedeschi non vada giù l’imponente patrimonio degli italiani, che vale all’incirca quattro volte il nostro Pil non è una novità. La notizia cui si riferisce Weidmann, infatti, non è di oggi, ma di quattro anni fa. Ed è contenuta in uno studio della Bce.

Emerge che gli italiani hanno un patrimonio medio pro capite per ogni adulto di 165mila euro, mentre i tedeschi sono a quota 135mila. La scoperta fu già abbastanza scioccante allora. Ancora di più oggi, dopo quattro anni di scarsa crescita. I tedeschi hanno redditi più alti, meno disoccupazione, produzione industriale alle stelle e poco debito pubblico. Ma sul patrimonio privato c’è poco da fare, è più alto il nostro.

Un’invidia alimentata dal fatto che in Germania, come spesso all’estero la casa di proprietà è considerata un vero e proprio bene di lusso. Basti pensare che la percentuale di italiani che vive in una abitazione che possiede è del 73%, più alta della media dell’Eurozona (66,6%) e soprattutto della Germania (52,6%). Di qui la fissazione che non tarderà a manifestarsi. Fra poco arriveranno le nuove raccomandazioni Ue. Sappiamo cosa ci sarà scritto: l’Italia deve spostare la tassazione dalle persone alle cose. Anzi, dalle persone alle case. La nostra colpa? Aver gestito le finanze private molto meglio di come la politica ha gestito quelle pubbliche.

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