La ripresa sta rallentando mentre aumenta  la povertà. Sono queste le comunicazioni  fornite dal presidente dell’Istat Giorgio Alleva alla commissione speciale del  Parlamento  che sta esaminando il Def (Documento economico e finanziario). Emerge che I segnali di rallentamento sono sempre più, preoccupanti per via delle incertezze politiche e, soprattutto, a causa dei dazi  minacciati dagli Usa.  Sale anche il disagio sociale. Crescono, dice il presidente dell’Istat,  le famiglie con tre e più figli in cui nessuno dei componenti lavora.  Sono aumentate da 535 mila del 2008 a 1,1 milioni. Vuol dire che papà e mamma mantengono se stessi e il resto della casa grazie a pensioni,  sussidi e contribuzioni vari. Una situazione di grave diseguaglianza, ma non la peggiore. L’Istat  stima che  siano 1,8 milioni   le famiglie residenti Italia che si trovano in condizione di povertà assoluta. Sono pari al 6,9% del totale e stanno proliferando visto che due anni fa erano il 6,3%.  In questi blocchi super-disagiati vivono quasi cinque milioni di persone, con i loro carichi di  problemi, I drammi, le difficoltà, le angosce  esistenziali. Problemi che sembrano sfuggire agli eurofanatici che invece si occupano   dell’euro come fosse una banconota del monopoli. Senza preoccuparsi minimamente di quello che c’e, dietro il progressivo impoverimento degli italiani causato dalla moneta unica 

Eppure bastano pochi numeri per capire. Abbiamo adottato la stessa moneta della Germania senza essere tedeschi. I risultati si vedono. Per competere con una economia molto più efficiente della nostra (perchè priva del  dualismo fra Nord e Sud, con una burocrazia responsabile e una giustizia celere)  siamo stati costretti alla deflazione sociale. Salari più bassi, disoccupazione crescente, povertà in aumento. Una manovra che converge verso un unico obiettivo: portare in attivo la bilancia commerciale. Come? Limitando la domanda interna  (I consumatori sono di meno e hanno meno soldi a disposizione) e favorendo le esportazioni visto il taglio  dei  costi. Le statistiche di Trading-economics dicono che le paghe degli operai specializzati in Italia  negli ultimi tre anni sono scesi del 10,8% (da 2.680 a 2.390 euro) e quello dei generici da 1.380 a 1.130 euro al mese. Questi sono I risultati del sommarsi di crisi economica e moneta unica. Il resto tutte chiacchiere.

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