L’euro è un matrimonio che non si doveva fare. Il Premio Nobel Joseph Stiglitz, non cambia idea tanto da aver dedicato all’argomento il suo ultimo libro: “L’euro. Come una moneta comune minaccia il futuro dell’Europa” uscito pochi mesi fa in Italia. I dubbi dell’economista americano stanno diventando sempre più attuali. Lo dimostra il fatto che ormai le contese elettorali non si giocano più fra destra e sinistra ma tra due modelli sociali fortemente condizionati dalla presenza della moneta unica e quindi dall’invadenza dell’Europa. Uno scontro che si ripropone ormai puntualmente ad ogni tornata politica. Che fare? Stiglitz prende in esame tre alternative: Continuare a barcamenarsi in qualche modo per tenere insieme l’eurozona, creare l'”euro flessibile”, oppure cercare il divorzio, che dovrebbe avvenire nel modo più amichevole possibile. Concentriamoci sull’ipotesi del divorzio dolce che resta, per noi, l’opzione preferita. Certo, secondo Stiglitz sarebbe tutto più semplice se fosse la Germania (e alcuni paesi del Nord Europa) a divorziare. L’aggiustamento del tasso di cambio farebbe aumentare le esportazioni di chi resta . Calerebbero le importazioni stimolando la crescita. Si interromperebbe il circolo vizioso in cui siamo caduti. Sarebbe la fine del mondo, come molti ancora sostengono? Nient’affatto, dice il Premio Nobel americano. «Le valute vanno e vengono. L’euro è solo un esperimento che va avanti da poco meno di vent’anni, mal progettato e senza possibilità di funzionare ». Bisogna avere la consapevolezza che il progetto europeo va ben oltre un semplice accordo di cambio. La moneta avrebbe dovuto promuovere la solidarietà, per una maggiore integrazione e prosperità. Niente di tutto questo è avvenuto. Per come è stato concepito, l’euro è diventato un ostacolo all’integrazione europea. Non unisce i popoli ma li divide: non solo fra Nord Europa e Paesi del Sud ma anche all’interno dei singoli Stati (Catalogna, Lombardo Veneto, Scozia e via elencando). «Meglio abbandonare l’euro per salvare l’Europa e il progetto europeo» dice Stiglitz. E se quel matrimonio, che proprio non si doveva fare, è stato celebrato ora non ci resta che divorziare.

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