Le Banca Mondiale taglia le stime sul 2013, mentre il mercato dell’auto in Europa torna indietro di vent’anni e la locomotiva tedesca mostra segni di affaticamento con il Pil che negli ultimi tre mesi del 2012 è stato negativo (-0,5%) e nel 2013 salirà meno delle attese  (+0,4%).

Le tre notizie sono legate da un robusto filo che ha il colore rosso come tutti i segnali di allarme. A causare il rallentamento generale dell’economia è l’austerity  dell’Europa che, insieme agli Stati Uniti, rappresenta la principale stazione di pompaggio del commercio mondiale. Essendosi inceppata ha inaridito tutti i flussi internazionali.  La Banca Mondiale prevede per il 2013 un calo della zona Euro dello 0,1%. Una stima non molto distante da quella del Fmi (-0,2%). Più pessimista la Bce tra -0,3% e -1%.

L’Europa che funziona a scartamento ridotto influenza negativamente il resto del mondo. Così la Banca Mondiale rivede verso il basso le stime sull’economia globale da + 3% a + 2,4% e quelle per i Paesi in via di sviluppo da +5,9% a +5,5% . Non è escluso che le cose vadano anche un po’ peggio. Le analisi non tengono ancora nel dovuto conto la mossa del cavallo fatta dal nuovo governo giapponese. Ha varato un piano di investimenti da 116 miliardi di dollari nonostante un debito del 236%.

Contemporaneamente ha ordinato alla banca centrale  di stampare moneta fino a quando l’inflazione non sarà passata dall’1 al 2%. Esattamente quello che dovrebbe fare l’Europa dove, invece, prevale la politica del rigore di marca tedesca che probabilmente imporrà un prezzo aggiuntivo.

Per effetto della manovra giapponese il valore delle yen è destinato a flettersi ancora. Non tanto dei confronti del dollaro che, probabilmente, resterà debole viste le politiche espansive imposte da Obama, ma soprattutto sull’Euro. Alla fine la moneta unica diventerà la valuta più forte del mondo. Non a caso segna un nuovo massimo storico nei confronti della moneta giapponese e sfiora quota 1,34 sul dollaro. Perde colpi la sterlina (0,83) e, novità assoluta, scende anche il franco svizzero (1,22).

Insomma l’euro sta guadagnando su tutti i fronti e, a quanto pare, la corsa è destinata a proseguire. Citigroup che fino a qualche settimana fa consigliava di vendere, ora ha cambiato idea. Spiegano alla banca Usa: “C’è una forte pressione di acquisti da parte delle banche ma anche dei private equity”. Tutti, insomma, vogliono Euro che, non a caso, ha guadagnato negli ultimi tempi il 25% sullo yen e il 10% sul dollaro.  Questo fatto produrrà due effetti deprimenti: farà diminuire l’inflazione e ridurrà le esportazioni.

Insomma tutte le speranze di accelerare l’uscita dal tunnel sembrano spegnersi.  Un effetto collaterale di cui sta cominciando a risentire anche la Germania. L’industria dell’auto che torna indietro di vent’anni provoca danni generali. L’anno scorso il mercato delle quattro ruote in Italia è diminuito  del 19,9%, la flessione più alta in Europa. Subito dietro Francia e Spagna (-13,9% e -13,4%). Scende anche la Germania (-2,9% ) L’unica a crescere (+5,3%) la Gran Bretagna che, forse non a caso, non fa parte dell’euro.

Le tensioni sociali nel frattempo si stanno accumulando. Nel 2012 in Europa ci sono stati due milioni di disoccupati in più portando il totale a 18 milioni. In percentuale l’11,7%. In Italia sono 2,8 milioni (11,1%). In Grecia 1,3 milioni (26,8%). Certo c’è la piena occupazione in Germania: ma quanto potranno reggere questi squilibri? Nessuno sa rispondere.

La Redazione

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