Quello ottenuto in Catalogna è il classico pareggio che non serve a nulla. Le urne hanno lasciato tutto come prima. L’elettorato è spaccato esattamente a metà: da una parte gli indipendentisti e dall’altra i tifosi dello Stato nazionale. Si sta avverando quello che abbiamo sostenuto ancora ieri: l’euro e l’Europa stanno dividendo gli Stati e i popoli. Esattamente l’opposto delle ragioni per cui sono state costituite. Nel caso della Spagna la frattura è ancora più sottile e per questo è più difficile venirne a capo. Niente a che vedere con la Brexit. A Barcellona non indossano il bianco o il nero. Solo il grigio. I separatisti, infatti, vogliono uscire dalla Spagna ma non dall’Europa. Solo che l’Europa non li vuole se restano da soli. Così i separatisti sono rimasti isolati ma non per questo sconfitti. Numericamente hanno mantenuto la maggioranza seppure molto risicata per cui ben difficilmente potranno governare. Resta però il dato politico. Il prodotto elettorale del secessionismo era, in linea di principio, sinonimo di frustrazione: respinto dall’Unione europea, dal resto della comunità internazionale, associato alla fuga delle imprese, all’impoverimento. Ma questo prodotto, nonostante tutto non si è consumato. Il risultato, infatti, è molto simile a quello visto in tutte le elezioni in Catalogna da quindici anni. La dimostrazione che non tutti i catalani credono di essere in un cul de sac. Un elemento su cui riflettere: l’Europa continua a dividere. Gli ordini che arrivano dal Bruxelles (soprattutto in materia di economia e di immigrazione) non vengono capiti e quindi non sono condivisi. Il deficit di democrazia sta imponendo prezzi altissimi: Catalogna, Scozia, Fiamminghi, Valloni, Corsica, Lombardo-Veneto. Un elenco lunghissimo di popoli che cercano l’indipendenza. Né finisce qui: i bavaresi che criticano la Merkel, l’Austria che vuole dare il suo passaporto agli alto-atesini (per loro Sud tirolesi), l’Ungheria che costruisce muri ai confini, la Polonia che rischia l’espulsione. Che cosa significa tutto questo? Semplice: fino a quando l’Europa non si è occupata di moneta e di immigrati ma solo di abbattere le frontiere è cresciuta di popolazione, di ricchezza e di prestigio. Con l’euro e i barconi è cominciata la fuga dei popoli.

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