La farsa dell’Ema dimostra quanto ormai questa Europa sia ingovernabile. La vicenda è su tutti i giornali ma ci sono un paio di aspetti che vale la pena esplorare meglio. Il primo è questo: il governo italiano, per una volta, ha perfettamente ragione. Il primo requisito per partecipare al bando era proprio la disponibilità della sede in cui ospitare gli uffici dell’Agenzia del Farmaco che dovranno lasciare Londra. Milano ce l’aveva: il Pirellone ormai svuotato dagli uffici della Regione Lombardia. Amsterdam no. Si impegnava, però, a trovare una soluzione entro il 30 marzo 2019, data del trasloco. Già così la candidatura olandese andava considerata irregolare. Figuriamoci ora che la realtà è saltata fuori. La sede non c’è, e non ci sarà nemmeno fra un anno. Fosse successo all’Italia sarebbe scoppiato l’inferno. Tutta l’Europa ci avrebbe messo alla berlina accusandoci di essere i soliti imbroglioni. È accaduto all’Olanda (dietro cui c’è la Germania) e nessuno fiata. Il ricorso italiano verrà respinto e la partita si chiuderà così a conferma della nostra irrilevanza a livello comunitario.

Ma c’è un secondo aspetto da mettere in luce, forse politicamente meno rilevante, ma politicamente assai più odioso. C’è infatti una spada di Damocle del valore di quasi quattrocento milioni che pende sul trasferimento dell’Agenzia. Lo rivela Paul Mcclean sul Financial Times che rivela un aspetto quasi sconosciuto di questa storia. Al momento Ema è in affitto in un palazzo di Canary Wharf a Londra. Il contratto, stipulato nel 2011 scade nel 2039. Quasi trent’anni di locazione. Un atto di fede nel futuro dell’Europa
Ora le cose sono cambiate. Ema dovrà lasciare Londra, ma non è possibile rescindere il contratto. Nessuno degli euroburocrati ha pensato di inserire la più banale delle garanzie. Cioè una clausola che permetta di chiudere l’accordo prima del tempo. Stando così le cose, Ema dopo il trasloco dovrà pagare l’affitto per il nuovo stabile e anche per quello precedente. Una spesa enorme. Secondo un rapporto del Parlamento europeo, il costo annuo sarà di circa 16 milioni di euro, tasse escluse. E chi pagherà? Naturalmente noi contribuenti. In qualunque azienda l’autore di un errore del genere sarebbe stato cacciato via a calci. A Bruxelles non accadrà. Tanto a pagare saranno gli europei. Non più cittadini ma sudditi.

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