Al presidente Macron hanno il premio Carlo Magno perché rappresenta il sogno della nuova Europa. Ma di quale sogno stanno parlando. Ricordate l’ euforia di un anno fa? La riscossa per gli eurofanatici  ancora scossi dalla doppietta Brexit-DonaldTrump? Macron era  il nuovo volto dell’ Unione, il marchio di successo, la salvezza. E tutti a sentire l’ Inno alla Gioia, anziché la Marsigliese. L’uomo che oggi riceve il premio Carlo Magno è l’immagine perfetta della casta: un successone a Bruxelles, un disastro a casa.  Le barricate a Parigi, la rivolta dei ferrovieri, la rivolta degli studenti, la rivolta dei pensionati, i sondaggi che sanguinano, il gradimento in caduta libera. Ma Angela Merkel lo abbraccia. Tranne poi pugnalarlo alle spalle. Macron ha proposto di unificare i bilanci dell’ Unione: bocciato. Allora ha proposto di unificare i debiti dell’ Unione: bocciato. Allora un unico ministro delle Finanze dell’ Unione? Bocciato ancora.  Ha provato a rilanciare tirando fuori dalla naftalina un vecchio progetto che, in passato, era stata proprio la Francia ad affossare: «Unifichiamo l’ esercito dell’ Unione», ha detto volendo dare il segno della svolta. Un’ idea degna del premio Carlo Magno. Ma non se ne farà niente. Alla faccia della riscossa europea.

Fa un po’ effetto pensare che i laboratori delle élite, dopo aver compiuto un’ operazione elettorale perfetta, non siano stati in grado di supportare il loro beniamino nelle fasi successive. Davvero il sogno europeo si rinnova facendo inferocire i lavoratori? Oppure chiedendo un «contributo sociale» ai pensionati per abbassare le tasse? È questa l’ idea di Europa che oggi si premia ad Acquisgrana? Un segno evidente che, così, quest’ Europa è assai difficile da salvare. Forse impossibile se ci si affida, ancora una volta, a interventi dall’ alto, operazioni di ingegneria elettorale, prototipi da marketing politico. Senza capireche c’ è nel continente una frattura profonda e insidiosa, un malessere vero e radicale, una richiesta di cambiamento che pretende di  essere ascoltata. E magari qualche idea vera. Altrimenti la nuova Europa sarà un po’ troppo simile alla vecchia. E non potrà far altro che trascinarla a fondo.

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