Le difficoltà del Vecchio Continente sono molto più grandi di quanto Merkel e soci non abbiano il coraggio di dire. “Da un paio di domeniche a questa parte, il commento del capo economista di Unicredit Erik Nielsen non lascia spazio a dubbi – scrive Giuseppe Liturri in un commento sulle pagine della testata online Start Magazine –: la UE sta commettendo lo stesso errore del 2011/2012, cioè ridurre troppo in fretta il sostegno dei bilanci pubblici all’economia, rallentando così il recupero del livello di attività pre Covid. Il confronto con quanto accaduto negli USA, sia sotto il profilo sanitario che economico, sta cominciando a diventare impietoso nei confronti della UE. Al punto che Nielsen lancia la proposta di inviare a casa di operatori sanitari, scienziati ed insegnanti un consistente assegno in segno di ringraziamento da parte della società.”

Il Covid ha portato lutti e danni all’economia – e purtroppo non mancano i dubbi sul fatto che i secondi siano giustificati dall’esigenza di prevenire e diminuire i primi – ma, allo stesso tempo, ha portato alla caduta repentina di molti (apparentemente) inconfutabili dogmi che hanno retto la politica economica della Ue nello scorso decennio e che tanti danni hanno provocato, soprattutto all’Italia, spiega Liturri.  Nielsen sostiene che la BCE, pur tra mille difficoltà, sta svolgendo il suo compito, tenendo anche testa alla pressione verso l’aumento dei tassi nominali proveniente dagli USA. È la politica di bilancio che latita clamorosamente. Per il 2021 lo stimolo programmato avrebbe dovuto essere ben più consistente e smonta ad una ad una le critiche di chi si oppone a questa proposta.

“La realtà è che, nel migliore dei casi, la UE raggiungerà il livello di PIL pre Covid intorno alla metà del 2022. Una lunga cicatrice a danno dell’economia causata dall’insufficiente stimolo della politica di bilancio. Nel 2021 esso dovrebbe essere pari al 6% del PIL (inclusi gli stabilizzatori automatici ed il Next Generation Eu), contro un output gap (la differenza tra PIL potenziale ed effettivo) pari al 8,5% del PIL”, spiega Liturri. Secondo cui “Tutto dipende anche da chi detiene il debito. Quando lo detiene una banca centrale, il costo per interessi non rileva in quanto essi ritornano al Tesoro tramite i dividendi pagati ad esso dalla stessa banca centrale. Essa li venderà solo quando l’economia tornerà a crescere e ci sarà il rischio di suo surriscaldamento. Una situazione ben diversa dall’attuale, da cui siamo notevolmente lontani.”

Oggi manca all’appello almeno un 2/3% di PIL di stimolo di bilancio pubblico nell’eurozona, esattamente l’eccesso di risparmio privato rispetto al deficit pubblico, che finisce a finanziare il surplus delle partite correnti verso l’estero. “Allora, Nielsen lancia l’acuto finale. In occasione dell’Euro Summit della settimana prossima, se i leader europei fossero a corto di idee, lui ne propone una: una espansione di bilancio pubblico pari ad 4/5% del PIL e un consistente assegno inviato a casa di operatori sanitari, scienziati ed insegnanti, come segno di ringraziamento da parte dell’intera società. Altro che applausi – conclude Liturri –.  Stupisce soltanto che queste elementari considerazioni da primi anni dei corsi di economia, vengano diffuse oggi, dopo (almeno) un decennio perduto ad inseguire fantasmi.”

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail