Un signore poco noto alle cronache, ma che di politica internazionale se ne intende, la settimana scorsa ha fatto una dichiarazione sibillina: “Sarebbe paradossale se il mercato comune europeo si dissolvesse per colpa dell’ondata migratoria che l’Unione sta subendo. Sarebbe paradossale perché un maggior controllo sui movimenti di merci e persone nella UE era quello che aveva chiesto la Gran Bretagna prima della Brexit. Il nostro Paese non l’ha ottenuto e si è convinto a lasciare l’Unione.”

L’autore di questa dichiarazione si è Sir Simon Fraser, è stato per cinque anni – dal 2010 al 2015 – capo del servizio diplomatico della Gran Bretagna e, solo pochi giorni questa sua dichiarazione, l’area di libero scambio di Schengen ha iniziato a sgretolarsi. Nessuno lo dichiara apertamente, ma da quando Angela Merkel ha deciso di cedere alle pressioni del proprio ministro dell’Interno Seehofer (che minacciava le dimissioni dopo l’ultimo vertice di Bruxelles sull’immigrazione), l’area di libero scambio dell’Unione ha fatto segnare “l’inizio della sua fine”.

La Germania ha, infatti, deciso di realizzare una serie di “centri di transito” nei punti più caldi delle proprie frontiere, dove raccogliere, schedare e – se necessario – respingere gli immigrati irregolari. L’Austria, a questo punto, ha risposto annunciando la volontà di organizzare un “presidio” di controllo alla frontiera con l’Italia, sul Brennero. Alla luce di questa misura – stando alle parole del ministro Salvini – l’Italia potrebbe decidere di fare altrettanto sul proprio versante del confine.

Tornano, insomma, le frontiere: se succede, Schengen di fatto non esiste più. Come ha spiegato Fraser i burocrati europei hanno messo “l’ognun per sé davanti” al bene comune dei popoli europei: “Bruxelles non è stata capace di creare meccanismi che fossero in grado di proteggere dalle pressioni esterne ed interne i Paesi membri che fanno parte del mercato unico. Così ora l’Europa rischia di buttare il bambino con l’acqua sporca: Schengen rischia di andare in pezzi insieme a un’Euro che ha un sacco di difetti e a un’unione politica che, di fatto, non si è mai realizzata”.

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