Finalmente l’Italia ha avuto il coraggio di lanciare la sfida all’Europa. Che aveva premuto perché il nuovo Governo continuasse l’opera di “risanamento” dei precedenti e l’opera di trasformazione – iniziata da Monti – di germanizzazione del Paese. L’obiettivo del Professore non era stato tanto quello di ridurre il famoso debito pubblico che del resto Monti, in soli 528 giorni di governo, era riuscito – nonostante le misure lacrime e sangue del proprio governo – a far crescere di ben 128 miliardi di Euro. No, Monti voleva trasformarci in una nazione in cui la domanda interna non fosse preponderante, ma dove contassero soprattutto le esportazioni.

Come abbiamo visto tempo fa, la famosa crisi del debito pubblico che ha portato Monti al governo nel 2011 era una bufala:  in realtà si trattava di una crisi del debito privato che venne risolta attraverso politiche di austerità puntate non a ridurre il debito pubblico dei Paesi della periferia, quanto la domanda interna. L’Europa decide di ridurre l’eccesso di indebitamento le nazioni del Sud Europa hanno contratto con le banche del Nord attraverso una bastonata in testa ai lavoratori, riducendo il salario indiretto, i servizi sociali e quello indiretto, le pensioni. L’obiettivo era insomma, in Grecia così come in Italia, deprimere la domanda interna e, quindi, le importazioni. Insomma: l’Europa ha consapevolmente creato povertà.

L’Europa sapeva che un governo come quello di Monti non sarebbe potuto durare e, quindi, prima che il proconsole abbandonasse il governo, ha imposto all’Italia, e non solo, una serie di vincoli – come il “fiscal compact” – per obbligare il Paese ha continuare a diventare una nazione tutta rivolta alle esportazioni. In questo modo Merkel e soci avrebbero potuto assicurarsi che l’Europa sarebbe stata forgiata sull’icona della Germania. La scelta del governo di Conte di allargare i cordoni della borsa, smontare la riforma Fornero e assicurare un reddito dignitoso ai più poveri riporta l’economia italiana nell’alveo del proprio dna, fatto di domanda interna e solidarietà. Vedremo ora se l’Europa – e, quindi, i mercati – se ne faranno una ragione, anche alla luce della possibile ripresa del Pil, oppure se dobbiamo prepararci a una guerra con Bruxelles a colpi di procedure di infrazione rispetto alla prossima legge finanziaria che il governo sta varando.

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