Quanti ricordano lo straordinario “The Truman Show”. Il film raccontava la vita del giovane Truman ripreso a sua insaputa da mille telecamere secondo un copione studiato per far divertire i telespettatori. Nella sua vita tutto era costruito artificialmente: il paese, la famiglia, gli amici, la fidanzata, le situazioni di ogni giorno. Fino a quando Truman si accorge che qualcosa non torna e sfida il copione. Memorabile è la scena finale in cui il protagonista si lancia con la sua barca verso il mare (artificiale anche quello), sfidando la burrasca creata ad arte dal regista per impedirgli di arrivare alla verità, cioè che l’infinito del mare finisce con la parete dello studio televisivo.

Il gioco vale anche per l’Europa e l’euro: chi lo critica è medioevale. La retorica del “ce lo chiede l’Europa, ce lo impongono i mercati, ce lo impone la Ragione, la Fede, la Civiltà” è una retorica non dissimile al copione del Truman Show: si deve fare così perché così piace al Grande Regista Unico. Solo che il cittadino Truman alla fine si ribella. E dice no, non ci sto. Uno studio a quattro mani realizzato dal Laboratorio di Analisi politiche dell’Università di Siena con l’Istituto Affari Internazionali rivela ciò che politici, opinionisti e anime belle con l’appartamento in centro non vogliono sentire e cioè che un terzo degli italiani (concentrato in Lega, Cinquestelle e Forza Italia) è favorevole ad una uscita dall’euro, insomma una Italexit; e soprattutto che una più larga maggioranza chiede un maggiore controllo dei confini, più vigore nei respingimenti. Se siamo arrivati a questa insofferenza, persino di intolleranza, è perché le politiche di questi anni sono state dettate dalla retorica del Regista unico, del Grande fratello politico. L’Europa è buona, è bella, garantisce la pace, crea possibilità: peccato che i cittadini non se ne siano accorti. Il rifiuto non nasce da un pregiudizio, bensì da un giudizio, è la risultante di una valutazione del mondo precedente rispetto all’attuale.

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