Mentre nei giorni scorsi i grandi giornali si preoccupavano solo dello spread, Coldiretti fotografava una situazione agghiacciante: la povertà in Italia ha raggiunto livelli mai visti nel nostro Paese dal secondo dopoguerra, quasi tre milioni di Italiani sono costretti alla mensa dei poveri. Di questi quasi mezzo milione sono bambini.

Due settimane fa sembrava l’apocalisse economica fosse pronta a scoppiare in Italia perché differenziale tra titoli di Stato italiani e quelli tedeschi aveva iniziato a salire. Il motivo? La gestazione di un governo che potesse vedere un uomo intelligente, preparato e convinto del bisogno di cambiare le regole in Europa, ovvero Paolo Savona, nuovo ministro dell’Economia. Un ministro che Sergio Mattarella non aveva voluto: una scelta, la sua, motivata dal dovere del Presidente della Repubblica di “tutelare i risparmi degli Italiani”.

Vediamo allora come sono stati tutelati i risparmi degli Italiani negli ultimi anni, e a quali risultati, soprattutto, ci hanno portato le politiche di austerità rispettose dei vincoli europei. È di domenica la pubblicazione di uno studio – realizzato da Coldiretti – dai contenuti agghiaccianti, secondo il quale il Paese oggi può vantare un record negativo di quasi tre milioni di Italiani costretti alla mensa dei poveri.

Nel 2017 circa 2,7 milioni di persone hanno beneficiato degli aiuti alimentari – si legge nel rapporto “La povertà alimentare e lo spreco in Italia” – attraverso l’accesso alle mense dei poveri o con pacchi alimentari assegnati ai “nuovi poveri” (pensionati, disoccupati, famiglie con bambini) che per vergogna prediligono questa forma di aiuto piuttosto che il consumo di pasti gratuiti nelle strutture caritatevoli. Tra le categorie più deboli degli indigenti si contano – continua la Coldiretti – 455mila bambini di età inferiore ai 15 anni, quasi 200mila anziani sopra i 65 anni e circa 100mila senza fissa dimora. I tre milioni di Italiani che hanno bisogno di aiuto per mangiare sono la punta dell’iceberg dei ben cinque milioni di persona che – secondo Istat – versano in condizioni di povertà.

Qualche politico – ma non certo le elités e nemmeno i giornali che ne sono espressione – sembra finalmente accorgersi che per questi cinque milioni di persone “spread” è solo una parola vuota che spaventa solo chi ha grandi disponibilità da investire. Per tutti gli altri è soltanto una scusa per non cambiare le regole di un’Europa che si è dimenticata dei principi di solidarietà per il quali l’Unione era nata e che si preoccupa solo degli interessi di pochi, ricchi, cittadini.

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