Solo gli stupidi, a quanto pare, non cambiano mai idea. Ed è così che anche l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), da Parigi, dove ha la sua sede, l’Ocse ha cambiato idea. Se solo un mese fa nelle sue analisi prevedeva – a causa della pandemia – una caduta delle principali economie sviluppate dell’1,5%, adesso – soprattutto guardando al prezzo del petrolio – ha rifatto i conti e ha lanciato l’allarme. Si salvi chi può: ci vuole un grande stimolo per l’economia o torniamo tutti ai tempi della pietra.

Lo racconta, sulle pagine della testata online Start Magazine, Nunzio Ingiusto, che scrive: “Da Parigi, dove ha la sua sede, l’Ocse in queste ore ha chiesto un Piano Marshall per combattere gli effetti della crisi. È tutto in gioco, ha detto il segretario generale Angel Gurria. Ai Paesi è richiesto un livello di ambizione simile a quello del Piano Marshall, e una visione altrettanto simile a quella del New Deal. Le previsioni su energia, ambiente, produzione, interscambio commerciale sono peggiorate.”

In che senso, domanda Ingiusto? Ce lo spiega: “Nel senso che solo un mese fa la stessa OCSE aveva calcolato un default economico globale dell’1,5%, con recessione nelle economie europee o giapponesi. In tre settimane il quadro è cambiato completamente con le transazioni commerciali in caduta libera e il prezzo del petrolio (principale indicatore economico globale) è ai livelli di 30 anni fa.”

Ad inizio settimana dal G7 è arrivato l’impegno a rafforzare la collaborazione per arrestare la crisi economica e sanitaria. Gurria non è convinto di un tale impegno. Secondo l’Agi, si aspetta che gli Stati – tutti ormai alle prese con il coronavirus- sostengano principalmente il personale sanitario e le agenzie di regolamentazione sanitaria “per rimuovere gli ostacoli burocratici che ostacolano lo sviluppo e la somministrazione di vaccini e trattamenti, anche per i pazienti non assicurati”.

“La situazione mondiale volge al peggio, forse verso il più grande “shock” economico, finanziario e sociale del XXI secolo- conclude Ingiusto. Gli attentati dell’11 settembre 2001 e la crisi finanziaria globale del 2008, secondo l’Ocse sarebbero poca cosa rispetto agli effetti di lungo periodo dell’epidemia di questi mesi. A Parigi pensano anche che sospendere le produzioni nei Paesi colpiti, avrà danni collaterali con calo dei consumi e un crollo della fiducia. Certamente. Ma avrà salvato vite umane e l’Italia (un po’ in ritardo) lo ha capito.”

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