Dal vertice di Bruxelles sull’immigrazione abbiamo scoperto due cose. La prima è che l’Unione Europea si dimostra unione di intenti di valori solo quando fa comodo a lor signori Merkel, Macron e al primo ministro di qualche Paese del Nord Europa.

Non entriamo nel merito della scelta – politica – dell’Italia di chiudere i porti, fotografiamo soltanto la situazione precedente al vertice: l’Unione pretendeva – in cambio di pochi spiccioli di sovvenzioni UE – che l’Italia facesse da ponte tra l’Europa e il Nord Africa, fungendo da “Stato cuscinetto” per tutta l’Unione. Questo mentre i nostri vicini – Francia e Austria in primis – sigillavano le frontiere con L’Italia per evitare che i migranti potessero raggiungere il proprio territorio.

Da quando il nostro governo ha cambiato guida e ha chiesto che l’Europa riconoscesse che chi sbarca in Italia sbarca anche nell’Unione, i leader europei hanno iniziato a preoccuparsi. Sono stati costretti a convocare un vertice nel corso del quale, dopo un duro braccio di ferro, l’Europa ha partorito un nuovo accordo, grazie al quale i migranti sbarcati nella UE, potranno essere redistribuiti tra i membri dell’Unione.

La seconda cosa che abbiamo scoperto, a questo punto, è l’Europa non è uno Stato federale, come gli Usa, in cui prevale un principio di sussidiarietà e condivisione, ma piuttosto un condominio. Ad ogni riunione ciascuno dei partecipanti cerca di portare a casa qualcosa per sé, sapendo che non deve disturbare troppo il vicino che ha più millesimi, ovvero la Merkel. In questo contesto l’Italia è sempre stata vissuta come il condomino che non pagava le spese e che, quindi, era pronto ad accettare ogni accordo, pur di non finire in mezzo alla strada.

Così, se pure il nuovo Governo si sta sforzando di cambiare le cose, gli altri partner dimostrano di avere come unico obiettivo quello di mantenere uno status quo che a loro fa comodo. Viene da chiedersi se non avesse ragione il professor Savona, quando sosteneva che, da ministro dell’Economia, avrebbe voluto provare a discutere coi partner senza porre limiti alla libertà di azione dell’Italia, facendo intuire che avrebbe trattato senza paura di mettere sul tavolo anche la possibilità di abbandonare l’ormai sgangherato condominio europeo.

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