Sabato scorso il partito della Ztl di Emmanuel Macron ha segnato – definitivamente – la propria fine. Il caudillo francese, che sta premendo – insieme a Junker e Moscovici – per infliggere sanzioni all’Italia, nel suo Paese ne ha fatta una di troppo. Ha alzato le tasse sulla benzina, imponendo una sorta di “carbon tax”, una tassa sui combustibili fossili, per penalizzare chi si muove con mezzi inquinanti. Non ha però fatto i conti con tutti quei francesi che non vivono nel centro di Parigi e che prendono centinaia di migliaia di euro, ogni anno, occupandosi di finanza.

I rincari sulla benzina hanno, infatti scatenato il malessere delle periferie francesi, di chi abita nelle zone rurali, nei centri medio piccoli, e ha bisogno dell’auto per andare a lavoro. I “gilet gialli”, un movimento spontaneo, hanno portato in piazza sabato più di 240 mila persone, con oltre 2 mila blocchi in tutto il Paese. “Siamo stati eletti per risolvere i problemi che ci eravamo lasciati alle spalle e continueremo a farlo senza sosta. Bisogna assolutamente uscire da questa trappola delle auto, del petrolio e del diesel in cui ci siamo rinchiusi da troppo tempo”, ha spiegato il ministro della Transizione ecologica, François de Rugy, in un’intervista a Le Parisien. Sulla protesta da cui è partita anche la richiesta di dimissioni al presidente Emmanuel Macron de Rugy ha detto: “C’è un’attesa molto forte di risultati, che è molto difficile da soddisfare in 18 mesi. E non è certo capitolando davanti alle difficoltà che riusciremo a farlo”.

La popolarità del presidente però è ai minimi: Macron ha perso altri 4 punti a novembre, scendendo al 25% dei consensi, il minimo assoluto sotto la sua presidenza, secondo il sondaggio mensile realizzato dall’istituto Ifop per il Journal Du Dimanche (Jdd). Crolla anche la popolarità del premier Edouard Philippe, che perde 7 punti scendendo al 34%. Dall’inizio dell’anno, segnala il giornale, il presidente francese ha perso nel sondaggio mensile la metà dei consensi, dal momento che a gennaio si attestava ancora al 50% di popolarità. E, con gli scontri che hanno infiammato il centro di Parigi, c’è da aspettarsi che la popolarità del governo Macron sia in ulteriore picchiata. Insomma: le élite francesi si sono preoccupati solo di chi vive nel centro della capitale e ora rischiano di perdere tutto il Paese.

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