La protesta dei lavoratori francesi non si spegne. Al contrario, divampa lo scontro: ieri sono scesi in piazza i pompieri per chiedere migliori condizioni di lavoro e aumenti salariali collegati alla rischiosità del proprio lavoro. La situazione è degenerata quando 200 manifestanti hanno cercato di uscire dal percorso autorizzato, facendo così scoppiare gli scontri con la polizia. Le forze dell’ordine hanno infatti caricato con i manganelli e lanciato gas lacrimogeni sui pompieri.

Più soldi, una pensione ad un’età accettabile e più tutele. Questo chiedevano ieri, in piazza i vigili del fuoco francesi: Macron ha dato una risposta chiara, una serie di cariche della polizia. Lo scenario che descriveva questa mattina Stefano Montefiori sul Corriere della Sera è da scenario di guerra: “Alcune migliaia di Vigili del fuoco hanno sfilato contro la riforma delle pensioni e più in generale per chiedere un migliore trattamento economico, più mezzi e più tutele, specialmente quando devono intervenire nei quartieri difficili e vengono presi di mira dagli abitanti delle banlieue. Una protesta cominciata nel giugno dell’anno scorso, passata attraverso una prima giornata di cortei e incidenti il 15 ottobre, e giunta a conclusione proprio ieri: mentre i pompieri si facevano manganellare tra République e Nation, negli uffici di place Beauvau il ministro dell’Interno Christophe Castaner ha raggiunto un accordo con i sindacati accogliendo in gran parte le loro richieste. Il governo si è impegnato ad aumentare «l’indennità fuoco», che era ferma al 19% del salario-base dagli anni Novanta e che dall’estate prossima salirà al 25%. In deroga al «regime universale» del nuovo sistema pensionistico, i pompieri inoltre dovrebbero conservare il meccanismo attuale che consente loro di andare in pensione a 57 anni (invece che a 62).”

Non fosse stato per quest’episodio così eclatante i grandi giornali italiani non avrebbero parlato delle proteste in Francia, in generale, e a Parigi, nel particolare, che stanno squassando da ormai due mesi il Paese. Macron continua a tentare di fare riforme che non vanno in porto e a scontrarsi con sindacati sicuri di una storia che li ha visti, in più di un’occasione, mettere al tappeto questo o quel ministro e governo. Bisogna ora capire se e cosa deciderà di fare il caudillo francese: terrà duro (anche se il suo governo sta già iniziando a perdere dei pezzi e qualche concessione è già stata annunciata) per cercare di millantare qualche risultato a fine mandato, oppure cederà pur di non perdere la seggiola su cui sta seduto?

È tutto da vedere, quel che è certo è che più passa il tempo più Macron si dimostra un leader di cartapesta, pieno di bei discorsi e buone intenzioni ma che – nei fatti – ha intrapreso un sacco di crociate lasciate incompiute: più che leader un Brancaleone d’Oltralpe, come hanno dimostrato i pasticci compiuti in Libia dai francesi che volevano scalzarci e non hanno ottenuto altro che ritrovarsi i turchi a trivellare petrolio nelle concessioni libiche di Eni e Total. Un danno per tutti che si deve all’ingordigia di Parigi.

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