Emmanuel Macron si è sempre definito un convinto sostenitore dell’Unione. Nei fatti, fin dai primi giorni della propria elezione, in politica estera si è sempre mosso perseguendo un unico obiettivo: fare l’interesse dei un’economia francese la cui industria si trova in una situazione, se possibile, ancor più critica di quella italiana. Non a caso, un anno fa, una delle sue prime iniziative fu tentare di bloccare l’acquisizione – da parte dell’italiana Fincantieri – dei cantieri navali STX France.

Ben sapendo che la Francia – nonostante gli sforzi propagandistici del proprio premier – ben difficilmente potrà competere con Berlino sul fronte della produzione, Macron ha siglato un patto non scritto coi tedeschi: mentre a loro andrà la leadership in Europa nell’area industriale, Parigi – dopo la Brexit – dovrà diventare la capitale della finanza. In questo senso va la scelta, da parte dell’Unione, di collocare a Parigi la nuova sede dell’EBA, l’Agenzia Bancaria Europea che aveva sede a Londra.

Era, insomma, andato tutto secondo i piani per il piccolo Napoleone francese. Questo fino a poche settimane fa, quando il nuovo governo italiano gli ha risposto picche sia sulla riforma del regolamento di Dublino dedicata alla accoglienza dei migranti, sia sulla proposta di trasformazione del fondo salva stati (Esm) in un Fondo Monetario Europeo, che avrebbe avuto la possibilità di decidere le politiche economiche dei Paesi “salvati”.

Pare che il nuovo atteggiamento dell’Italia abbia fatto infuriare Macron. Al punto che starebbe lavorando – come raccontava il direttore del quotidiano La Verità, Maurizio Belpietro, sabato scorso – con alcuni esponenti politici di sinistra, ma anche di destra, per lanciare una versione italiana di “En Marche” il partito con cui Macron ha vinto le elezioni in Francia l’anno scorso. L’idea sarebbe attirare nella nuova formazione i voti di tutti gli Italiani spaventati dalle formazioni populistiche: non solo quelli che un tempo votavano Renzi, ma anche ex sostenitori di Forza Italia.

A guidare la nuova formazione Macron vorrebbe l’ex premier Letta che – scrive Belpietro – “a Parigi è di casa e ha rapporti eccellenti con la nomenklatura francese, tanto da essere stato insignito della legion d’onore, la più alta onorificenza concessa dalla République”. Se il piano riuscisse, spiega Belpietro, Macron in futuro si troverebbe a dover discutere con un governo italiano molto più accomodante di quello attuale.

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