Il Presidente dello Stato, Sergio Mattarella, è un uomo ligio alle regole e alla prassi. La manovra finanziaria – che sfida le ire dei burocrati di Bruxelles – a quanto pare non lo convince. E siccome che il Colle non metta il proprio “visto si stampi” su una legge prima ancora che passi l’esame parlamentare non è mai successo, ha deciso di seguire l’esempio di Giorgio Napolitano, sul Lodo Alfano. Ovvero: lasciar passare la legge all’iter parlamentare, ma accompagnare gli incartamenti con una bella letterina di fuoco. Con cui minaccia – velatamente – di non firmare la finanziaria.

Il Quirinale l’ha diffusa giovedì: si tratta, come scrive il Corriere della Sera, di poche righe con cui “Mattarella mette alla pari i timori di nuovi strappi, se non di un conflitto vero e proprio, tra Roma e Bruxelles in questa fase delicatissima. E li associa a forti riserve sui potenziali effetti negativi di alcuni provvedimenti della legge di Bilancio che, se non saranno emendati e corretti durante il percorso in Aula, potrebbero mettere a repentaglio la tenuta dell’economia nazionale nel suo complesso.” Una lettera garbata, ma dura, accolta con garbo dal Presidente Conte, che ha commentato: “L’interlocuzione tra il governo italiano e la Commissione europea avviene nel contesto di un dialogo proficuo e costante. C’è senz’altro il comune intento di lavorare alla stabilità dei conti pubblici e alla tutela del risparmio”

Al di là dei toni educati, quello che sta andando in scena è un vero e proprio braccio di ferro tra Mattarella e il governo giallo-verde: una scena che replica un’altra crisi istituzionale già vista solo qualche mese fa, quando il Presidente si oppose alla nomina di Savona a ministro dell’Economia. Di fatto però – all’interno di questa partita – è ancora Mattarella ad essere in vantaggio, grazie ad una misura – guarda caso – voluta da Mario Monti. Fu, infatti, il suo governo a introdurre il pareggio di bilancio nella costituzione del Paese. “Piaccia o no – commentava venerdì Sandro Iacometti sul quotidiano Libero – l’equilibrio dei conti pubblici è diventato un tema su cui il Quirinale ha diritto di mettere bocca, così come accade ogni qual volta siano messi in discussione i principi fondamentali della Carta”.

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