La scorsa settimana Giancarlo Perna, giornalista de La Verità, ha voluto dedicare un ritratto a Pierre Moscovici, il commissario del Condominio Europeo con delega all’economia. Il suo cursus honorum, in effetti, la dice lunghissima sull’ipocrisia con cui questo Catone l’Uticense d’accatto si sta scagliando contro l’Italia e, soprattutto, contro i tentativi del Paese di uscire dall’angolo in cui la crisi e le regole comunitarie hanno, da tempo, cacciato la nazione.

Nato nel 1957, figlio di immigrati, Moscovici entra da giovane nel Partito Socialista, seguendo la classica carriera di partito: si mette così sulla scia di Lionel Jospin e a 40 anni diventa suo ministro per gli Affari europei. Tramontato Jospin, Moscovici si appiccica a François Hollande, offrendosi di organizzargli la campagna elettorale. Da quel punto in poi la sua carriera, come racconta Perna, prende il volo: Hollande “lo premiò per i servigi elettorali – far trangugiare Hollande ai francesi, fu una grossa impresa – nominandolo ministro dell’Economia del governo Ayrault. È l’infelice gabinetto cui toccò varare l’imposta del 75% pretesa da Hollande sui redditi oltre il milione.”

E così, il povero Moscovici, che forse pensava di poter un giorno sostituire Hollande alla guida del Paese, passa invece alla storia come uno dei ministri più fasulli di Francia: “Da ministro – prosegue, impietoso, Perna –, Moscovici fallì su tutta la linea. Proclamò il rigore, come fa tutt’ oggi, ma sforò sempre il rapporto deficit Pil: 4,8 nel 2012, 4,1 nel 2013, 3,9 nel 2014. Mi chiedo con che faccia spari oggi a pallettoni sul nostro 2,4. I risultati complessivi del biennio furono due. Una mazzata di 52 miliardi di nuove imposte; l’impoverimento senza precedenti della classe media francese. Hollande, che pure aveva le sue colpe, capì che era troppo. Ne fece il capro espiatorio e lo rimosse. Cacciato dal ministero per salvare la Francia, fu rifilato a Bruxelles per impiombare l’Ue. Di lì, Moscovici usa da un quadriennio due pesi e due misure: severo coi mediterranei, di manica larga col conterraneo Emmanuel Macron. Un nome che cade a fagiolo a questo punto della storia.”

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