Non ci vuole molto per capire che l’euro non è la moneta delle classi popolari. Basta pensare all’ostinazione con la quale in Inghilterra l’establishment ha difeso la permanenza in Europa o la vittoria in Francia di un ex banchiere come Macron sostenuto da appena il 26% dell’elettorato. Una minoranza che diventa maggioranza schiacciante grazie ad una legge elettorale che in Italia giudicheremmo ai limiti della truffa. Tanta cocciutaggine nel voler cristallizzare l’esistente (tramite l’euro e austerità) è dettata dal terrore delle classi eurofanatiche di perdere i propri privilegi.

Ciò provoca inevitabilmente nei ceti popolari una crisi di fiducia che la debole ripresa di questi mesi riesce a stento a coprire. Difficile che l’Europa nella sua attuale geometria possa resistere ad una nuova recessione o a qualche incidente come un’improvvisa caduta di fiducia sul debito dell’Italia. D’altronde basta leggere il nuovo saggio del Premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz intitolato “Euro” per capire come stanno le cose. Spiega se l’Europa non cambia passo è destinata alla frantumazione: la Germania cresce sulle spalle del resto della Ue grazie l’export trainato dal cambio sottovalutato del 20%. La Spagna viene da una lunghissima recessione e sta solo rimbalzando. La Francia arranca. La Grecia sopravvive con prestiti internazionali che non sarà mai in grado di rimborsare. L’Italia è soffocata dalla rigidità del cambio e lacerato dalla progressiva perdita di capitale umano. Ragazzi che non studiano e non lavorano. Oppure vanno all’estero e non tornano più.

Con l’austerità siamo arrivati all’emergenza. Circola meno ricchezza e questo rende zoppo il sistema dei pagamenti. Gli investimenti cadono. Quelli pubblici perché lo Stato non ha soldi e quelli privati perché gli imprenditori non hanno nessun incentivo a migliorare il ciclo produttivo: la domanda ristagna mentre aumentano i clienti che non pagano. Dalle statistiche della banca dati specializzata Cribis emerge che nel primo trimestre di quest’anno sono fallite mediamente 47 aziende al giorno. Circa due ogni ora. Fino a quando resterà nell’euro l’Italia non uscirà da questo inferno.

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