La Germania si appresta a fare quel che Giulio Tremonti ha spiegato bene nel suo ultimo libro: dominare l’Italia e gli altri Paesi del Sud Europa, dando un po’ di spazio alla sola Francia. Il boom della produzione industriale (ad agosto +5,7%) conferma che il concorrente Italia è sempre lì, che incalza sui mercati. È una crescita più basata sui prezzi che su strategie di lungo periodo; ma è pur sempre una crescita, e questo non può far piacere – al di là dell’europeismo di facciata – all’industria tedesca. Non a caso il vero nuovo leader del pensiero economico della Germania, cioè il presidente della Bundesbank Jens Weidmann – più forte della dimezzata di Merkel – ha ridato fuoco alle polemiche: «gli amici italiani», ha detto in sostanza, hanno fatto poco o niente per ridurre il debito pubblico durante le «vacche grasse» del quantitative easing. La festa sta per finire ma i problemi restano. A Weidmann ha fatto eco Wolfgang Schaeuble, già ministro delle Finanze e presto presidente del Bundestag, il Parlamento tedesco: per lui, il controllo sui conti pubblici deve passare dalla Commissione europea all’Esm (European stability mechanism), con il compito di guidare una ristrutturazione del debito degli Stati: obiettivo numero uno l’Italia. La differenza è chiara: la Commissione europea è, pur se sgangherato, un organismo politico, espressione indiretta della volontà democratica. L’Esm è una specie di super-commissariato finanziario, pieno di tecnocrati che non rispondono in alcun modo agli elettori.

Ma c’è di più e di peggio. C’è Danièle Nouy. È una signora francese di 67 anni, capo della Vigilanza Bce e quindi indipendente da Draghi. Ma molto dipendente dall’asse dei falchi tedeschi. Ebbene, la signora si è inventata una idea che potrebbe dare molto fastidio a tutte le banche europee. A quelle italiane più ancora: riclassificare i crediti marci come se non fossero coperti da nessuna garanzia. Un modo per mettere alle corde le nostre banche, costringendole ad elemosinare capitali freschi sui mercati internazionali, spingendole tra le braccia dei soliti pochi grandi fondi anglosassoni. Ecco perché perfino un prudente come Pierferdinando Casini, neopresidente della Commissione d’inchiesta sul settore bancario, ha definito l’idea della Nouy «un colpo mortale alle imprese». Ma Casini può perdere il seggio per volontà degli elettori. La Nouy non la tocca nessuno.

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