Più di 50 euro al grammo: è questa la quotazione dell’oro sui mercati internazionali. Il massimo dal 2012, quando il metallo prezioso – considerato bene rifugio per eccellenza –, complice la crisi del 2011, aveva raggiunto valori da record. Le Borse, nelle ultime settimane, hanno ripreso a salire, ma l’oro non ha perso smalto per gli investitori. Paolo Basilico qualche settimana fa, sulle pagine del Corriere della Sera spiegava come questo rappresenti un segnale di grande sfiducia, da parte degli investitori, sul fatto che le Banche Centrali possano proseguire col Quantitative Easing ad libitum.

Da inizio anno il prezzo dell’oro è cresciuto del 10%, scrive Basilico, raggiungendo i massimi dal 2012. L’oro fisico, complice la pandemia che ne ha limitato l’estrazione, è praticamente introvabile. Gli strumenti finanziari che ne tracciano il prezzo come gli exchange trading funds sono in vetta alle classifiche dei fondi da inizio anno. “Quali conclusioni possiamo trarre come investitori – scrive Basilico –? Innanzitutto, che oltre quattro millenni di storia ci dicono che l’oro è qualcosa che ci appartiene (e noi apparteniamo a lui) e non scomparirà. È vero, come dice Warren Buffett e ancora prima il suo mentore Benjamin Graham, che il prezzo dell’oro può salire solo perché qualcun altro lo compra, non generando utili né dividendi. Ma abbiamo sufficienti prove storiche che questo succederà ogniqualvolta, come in questo momento, percepiremo una perdita di valore dei soldi che abbiamo in tasca. Prima i tassi negativi, adesso il denaro regalato attraverso una politica denominata “helicopter money”. Intuiamo che alla fine saremo noi a pagare il conto di questi ossimori, ma non sappiamo come proteggerci.”

Nel momento in cui i mercati vengono di fatto nazionalizzati perché è lo Stato a sostituirsi ai compratori di obbligazioni e, in qualche caso, perfino di azioni, che ne è dell’indispensabile diversificazione, si chiede Basilico. Quali investimenti possono dirsi sicuri? Perché è evidente che quando mai Pantalone decidesse di ritirarsi, tutto scenderebbe in modo indiscriminato. Più delle onde a fare paura sono gli spericolati timonieri e le loro voglie inflazionistiche.

“Ecco allora la vera motivazione a diversificare in oro una percentuale ragionevole, per usare un numero magico diciamo il 7%, dei propri risparmi – conclude Basilico –. Una forma di assicurazione, più che un investimento, motivata dall’essere l’unico bene investibile in grado di apprezzarsi quando tutto il resto dovesse andare male. Una grande, grandissima qualità nella situazione storica attuale. Nel 1928, George Bernard Shaw, non certo un conservatore, scriveva: «Dovete scegliere se avere fiducia nella naturale stabilità dell’oro o piuttosto nell’onestà e nell’intelligenza dei membri del governo. E, con il dovuto rispetto per questi gentiluomini, io suggerisco, finché il capitalismo vivrà, di votare per l’oro». Anche un secolo dopo è difficile dargli torto.”

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail