La notizia è arrivata venerdì scorso: i Paesi del Nord Europa vogliono aumentare la pressione sull’Italia. E siccome le banche nazionali hanno ben figurato negli stress test della BCE, hanno deciso di puntare al bersaglio grosso: gli strumenti di mutuo soccorso tra partner europei, perché sia chiaro a Roma che eventuali sgarri sul fronte delle finanze pubbliche non saranno tollerati.

Da chi arriva l’avvertimento? Da una vera e propria Lega Nord Europea formata da: Danimarca, Estonia, Finlandia, Irlanda, Lituania, Lettonia, Svezia, Olanda, Slovacchia e Repubblica Ceca. Secondo il quotidiano olandese De Volkskrant questi Paesi avrebbero firmato una lettera per promuovere una riforma del cosiddetto “Fondo Salva-Stati”, il meccanismo europeo che dovrebbe costituire un paracadute per quei Paesi Ue che dovessero rischiare il default. Il ministro olandese Hoekstra ha spiegato che questa lettera congiunta sarebbe intesa a “proteggere i contribuenti olandesi” contro la cattiva gestione finanziaria di altri Paesi dell’euro, per la ricostruzione di stampa.

Come spiegava venerdì scorso il sito del quotidiano La Repubblica, i Paesi del Nord Europa chiedono che “prima dell’attivazione di un prestito dal fondo di emergenza europeo, si facciano partecipare alle perdite sulle obbligazioni i risparmiatori che le hanno sottoscritte, ristrutturando di fatto il debito. Secondo un diplomatico il messaggio è che ‘gli investitori in titoli di Stato italiani potrebbero perdere i loro soldi’. I dieci ministri chiedono che un eventuale prestito dal fondo di emergenza europeo di emergenza sia garantito prima che un Paese dell’euro abbia grandi problemi finanziari ed economici, in primo luogo se il debito nazionale è in fase di ristrutturazione.”

In sostanza la “Lega del Nord Europa” punta a spaventare gli eventuali investitori in titoli di debito di Stato (in primo luogo italiani): sappiano che, se il Paese dovesse andare in default, saranno i primi a subire le perdite. L’iniziativa di Olanda, Svezia e compagnia sarebbe anche volta a lanciare un aut aut anche a chi deve decidere la politica economica, perché saprebbe che a pagare le conseguenze di scelte fuori dal seminato sarebbero in primis i sottoscrittori dei Btp, in prima battuta i cittadini e le banche locali.

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