Un altro esempio delle ragioni per cui vogliamo un’Europa diversa. Un’Europa che sia più vicina alla gente invece di restare chiusa nei suoi castelli. E non si tratta di un modo di dire. Basterà pensare alla torre della Bce costata poco più di un miliardo. Ora si parla della Casa dell’Europa con sede a Parigi. Quattromila metri in Boulevard Haussman (una delle strade più eleganti della capitale francese) al modico affitto di sei milioni all’anno per vent’anni. Inoltre le istituzioni europee si accollerebbero 12 milioni per la ristrutturazione. L’inaugurazione è prevista nel 2020. A rivelarlo è Politico, sito inglese molto informato sulla burocrazia comunitaria. Il progetto prevede la realizzazione di uffici del Parlamento Europeo e della Commissione, oltre a un centro di informazione interattivo destinato al pubblico. La scelta ha reso obsoleta l’attuale soluzione St.Germain-des-Pres. Gli uffici sono lì dal 1990, al costo di 1,7 milioni l’anno per circa 2.700 mq di spazio. Il progetto del trasferimento incontra qualche resistenza. C’è ancora qualcuno con un po’ di pudore che si interroga sulla necessità della spesa. Il tedesco Rainer Wieland, vice presidente dell’europarlamento aveva proposto una soluzione molto più a buon mercato. Il liberale francese Jean Arthuis presidente del Comitato di Bilancio, ha avuto un lampo di buon senso. Ha spiegato che per avvicinare i cittadini all’Europa non servono sedi sontuose ma «pensare a come l’Unione può essere utile ai cittadini».

Politico passa in rassegna tutti gli altri investimenti immobiliari della Ue. A Bruxelles è stato aperto un museo, la «Casa della storia europea», con un investimento di 56 milioni , e si sta trattando per l’acquisto di una biblioteca. Sempre a Bruxelles, l’Europarlamento vorrebbe realizzare una «casa dei cittadini» con un investimento di 1,9 milioni E poi c’è sempre il progetto di una nuova sede del Parlamento a Bruxelles, per la quali si parla di un investimento di mezzo miliardo di euro. Insomma, milioni e mattoni. Mentre, negli anni della grande crisi, negli stati nazionali c’è chi alla casa ha dovuto persino rinunciare.

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