Italia batte Germania 33 a 9. Purtroppo non si tratta del risultato, ancorché inverosimile, dell’incontro di ritorno per il più classico dei derby d’Europa. È un confronto sugli sprechi di Stato che prende in esame le delegazioni presenti  alla dodicesima sessione dell’Unione per il Mediterraneo svoltasi in Marocco. La spedizione italiana era guidata dai presidenti della Camere Piero Grasso e Laura Boldrini. L’incontro ha occupato un bel weekend lungo: dal 26 al 29 maggio. Già il titolo lasciava intendere che si trattava di un appuntamento imperdibile: «Insieme per un futuro comune nello spazio Euromediterraneo». Un dibattito appassionante da cui sono emerse verità sconvolgenti. Per esempio che la cooperazione è bella e la guerra brutta; che è meglio promuovere il benessere piuttosto che la miseria; che occorre avere rispetto dell’ambiente piuttosto che inquinarlo; che i naufragi degli immigrati sono un dramma e non una festa. Insomma le consuete banalità che non mancano mai in occasioni del genere. D’altronde sperare che da questi incontri esca qualcosa di interessante è semplice illusione.

L’Unione per il Mediterraneo è un eredità dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, che lo tenne a battesimo nel 2008 a Parigi. Da allora si danno appuntamento un paio di volte all’anno le delegazioni dei Ventotto della Ue assieme a quelle di Algeria, Egitto, Giordania, Palestina, Israele, Libano, Libia, Marocco, Mauritania, Tunisia, Turchia, Montenegro e perfino Monaco. Quella di maggio è stata l’assemblea plenaria, composta dai rappresentanti dei parlamenti e dal seguito di interpreti e funzionari. Ed è proprio qui che la nostra delegazione si è distinta per quanto era affollata. Ben 33 persone. Letteralmente surclassati gli altri. I tedeschi si sono presentati in nove, i francesi appena in due, i belgi in tre, gli spagnoli in otto, i croati in quattro. Fra le delegazioni più numerose l’Algeria si è fermata a quindici, l’Austria a undici, l’Egitto a diciassette, la Giordania a tredici come il Marocco. Nonostante la folla la missione italiana non era la più numerosa. Ce n’era un’altra ancora più ricca. Quale? Ma quella del Parlamento europeo naturalmente che ha mandato trentacinque persone. Ma perché così tante considerato che c’erano già le delegazioni nazionali? Non si capisce. Proprio non si capisce. A meno di non voler pensare male che, com’è noto, è un peccato ma spesso si indovina. Per questo viene da immaginare da Bruxelles hanno fatto a gara a stiparsi negli aerei perché a fine maggio a Tangeri, dove si è svolto il summit, magari si può fare il bagno. Nel Mare del Nord, invece no. Tanto paga l’Europa.

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