Stati Uniti, prima, e Gran Bretagna, successivamente – con la Brexit –, hanno abbandonato il modello di multilateralismo commerciale ed istituzionale che dal secondo dopoguerra era stato ispiratore di molti progetti politici, primo fra tutti quello dell’Europa Unita. Non è un caso, come spiega Guido Salerno Aletta sulle pagine della testata online Start Magazine, dal momento che hanno un rilevante passivo strutturale della bilancia dei pagamenti correnti, determinato soprattutto dalla componente merci che non viene compensata dai servizi finanziari, e che non è risolvibile a monte attraverso la svalutazione della moneta. La Germania ci ha giocato per troppi anni su questo principio, ma ora la festa sembra finita per tutti, anche per Bruxelles.

Gli squilibri socioeconomici e territoriali interni a Usa e Gran Bretagna, secondo Salerno Aletta, sarebbe stata stati determinanti: l’occupazione prevalente nel settore dei servizi non avrebbe compensato dal punto di vista reddituale i precedenti impieghi nel comparto manifatturiero mentre i redditi agricoli devono essere comunque sussidiati, più o meno direttamente. Se, ormai da lungo tempo, non è più il surplus della produzione delle campagne che consente l’urbanizzazione e l’industrializzazione, ma sono queste ultime a sostenere l’agricoltura, l’apertura progressiva ai mercati internazionali di prodotti agricoli e manifatturieri più convenienti in termini di prezzo ha reso sempre meno praticabile questa compensazione fiscale. Lo stesso settore manifatturiero scompare, sotto la pressione della globalizzazione modellata sul dumping sociale, fiscale ed ambientale.

Dopo la Brexit, il futuro delle relazioni commerciali tra Gran Bretagna ed Unione europea si fonda su un requisito che trova posto nella Dichiarazione politica, che ha valore di indirizzo: per quanto riguarda la competizione commerciale su un piano di gioco livellato, non c’è più l’impegno ad un allineamento dinamico agli standard dell’Unione ma solo quello a non regredire rispetto ai livelli esistenti al termine del periodo di transizione.

“Siamo già di fronte allo sdoppiamento del sistema delle relazioni internazionali – spiega Salerno Aletta –: accanto a quello mercatista tradizionale su cui si basano il Wto e l’Ue, indifferente agli squilibri strutturali che determinano crisi ricorrenti, se ne sta formando un altro, guidato dagli Usa, che ripropone il modello delle relazioni intrattenute dall’Antica Roma con gli Stati clienti, laddove ai benefici concessi corrispondevano vincoli ed obblighi altrettanto precisi. L’accesso al gigantesco mercato americano sarà garantito in cambio, innanzitutto, dell’equilibrio nelle transazioni commerciali.”

“La Brexit segna una cesura ancora più netta, che non riguarda solo il processo aggregativo europeo: disconosce in modo radicale un progetto di relazioni internazionali in cui l’istanza economica e monetaria prevale sovranamente su quella democratica e nazionale – conclude l’autore –. Di Occidente ce n’è sempre uno solo, ma la globalizzazione mercatista non è più al suo zenit.”

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