Tre morti in Francia dall’inizio dei una protesta che sembrava velleitaria e che invece, sta incendiando tutto il Paese e la capitale, Parigi. È la rivolta dei gilet gialli, cittadini che protestano contro l’aumento delle tasse sui carburanti, voluta da Emmanuel Macron. Le manifestazioni – che sono state sottovalutate del governo francese e dai commentatori dei giornali europei – in realtà hanno un significato molto forte, come ben ha spiegato sabato Ernesto Preatoni, nel suo usuale corsivo sul Libero.

“Macron  pretende di portare avanti politiche elitarie, ragionevoli, forse, per chi vive nel sistema dei servizi e del terziario avanzato della capitale. È una grossa parte, istruita, avanzata e forse la più ricca di Francia, ma non rappresenta tutto il Paese – scriveva Preatoni –. Chi è impiegato in una grande società del sistema finanziario, a pochi metri dal Grand Palais, probabilmente non troverà così drammatico l’aumento della benzina. Per un idraulico che invece lavora nei cantieri del Nord della Francia, invece, l’aumento delle accise può fare la differenza tra arrivare a fine mese, oppure no.”

Perché, del resto, si chiede Preatoni un’intera nazione dovrebbe sopportare politiche utili solo a Versailles? La storia non ci ha insegnato proprio niente? “I gilet gialli ripropongono, in qualche modo, lo scontro tra le grandi capitali e la periferia. Lo si è visto anche con la Brexit: chi abitava a Londra ha votato contro l’abbandono dell’Unione (e ha perso). Lo si è visto in Italia, dove i vecchi partiti che erano al governo hanno raccolto consensi soprattutto nel centro di Milano, la più europea tra le nostre grandi città. Lo abbiamo visto, infine, addirittura negli Stati Uniti, con Trump.”

Continuino pure, conclude Preatoni, le élites europee a ragionare come se tutta la nazione avesse le stesse necessità della “zona a traffico limitato” del centro della capitale in cui si sono auto-relegati, anche fisicamente. Perderanno l’intera nazione, dopo aver perso il polso dei bisogni, anche economici, dei propri elettori.

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