È partito il promessificio elettorale. La sagra paesana a chi le spara più grosse e le promette più belle. C’è chi garantisce, in caso di vittoria, l’aliquota fiscale unica al 15% e la pensione minima a mille euro. Chi assicura il reddito di cittadinanza a 780 euro e chi il ritorno all’articolo 18 e alle pensioni ai cinquantenni. Qualche altro vuole l’abolizione del bollo auto e un po’ di bonus (che un tempo venivano chiamate mance) da aggiungere ai piccoli regali promessi dal governo. Nessuno, invece che presenti un serio progetto per l’Italia. Non un programma per i prossimi giorni ma quello per i prossimi anni. Un lavoro da statisti, non politicanti. Abbiamo fame di vedere affermati diritti e doveri, compiti e responsabilità per un Paese allo sbando. E abbiamo fame di vedere una vera classe dirigente che si presenta al cospetto degli elettori attraverso la qualità, la competenza, e senza visibilità, di facce faccioni faccine sfacciate.

Nessuno che abbia, infatti, il coraggio di mettere la faccia sull’unico vero tema che conti. Il chiodo cui sono appesi tutti gli altri: il ruolo dell’Italia nell’Europa e nell’euro. Non una delle promesse di queste ore ha la minima speranza di tradursi in realtà. Almeno fino a quando non avvieremo un riesame profondo del nostro ruolo a Bruxelles. L’esame dei conti pubblici italiani è stato rimandato alla tarda primavera perché la Ue non vuole interferire sul voto. La procedura d’infrazione però è inevitabile. La manovra è tenuta insieme da un equilibrio molto acrobatico. Un soffio e cade. Cresce fra i cittadini la sensazione di vivere un declino inarrestabile della politica che porta con sé nel suo abbraccio mortale la decadenza della democrazia. Il populismo non è il pericolo per la nostra democrazia ma è la risposta – confusa- al declino. Non è la malattia che corrode la democrazia, ma la reazione alla democrazia malata. Questo è il risultato dopo la più lunga crisi economica del dopoguerra e diciassette anni di euro. Il promessificio elettorale è la degenerazione del consenso. Uno spettacolo pietoso. Il sudario dell’economia italiana.

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