È pronto il piano anticrisi di Paolo Savona. Non si esce dall’Euro (per ora). Il ministro degli Affari europei in una intervista pubblicata dal quotidiano La Verità, ha proposto l’utilizzo dei 50 miliardi di avanzo con l’estero registrati dalla bilancia dei pagamenti del nostro Paese per avviare un mega-piano di investimenti da 50 miliardi. L’Italia, ha spiegato Savona, “da tempo vive al di sotto delle proprie risorse, come testimonia un avanzo di parte corrente della bilancia estera. Tale avanzo non può essere attivato, cioè non lo possiamo spendere, per l’incontro tra i vincoli di bilancio e di debito dei Trattati europei”.

Insomma: nonostante tutto l’Italia continua a produrre ed esportare, ma la ricchezza prodotta e il surplus dei pagamenti non possono essere sfruttati perché i vincoli europei non ce lo consentono: “L’avanzo estero di quest’anno è al 2,7% del Pil – spiega Savona –, per un valore complessivo di circa 50 miliardi: esattamente ciò che manca alla domanda interna”. La crescita del prodotto interno lordo che risulterebbe dal piano di Savona “potrebbe consentire un gettito fiscale capace di coprire allo stesso tempo la quota parte delle spese correnti implicite nelle proposte di Flat Tax, salario di cittadinanza e revisione della legge Fornero, senza aumentare né il disavanzo pubblico, né il rapporto debito pubblico/Pil su base annua”.

La proposta del ministro diventerà un documento ufficiale del governo, abbinato al progetto di legge di Stabilità che ogni anno l’Italia deve mandare a Bruxelles entro il 15 ottobre. Savona è consapevole che i mercati potrebbero reagire facendo ripartire lo spread. Per questo il documento che verrà abbinato alla legge di Stabilità auspicherà che sia la stessa Commissione Ue a richiedere all’Italia di attivare il piano di investimenti. La copertura Ue fornirebbe uno scudo contro la speculazione sul debito. Nell’ approccio di Savona, o la Commissione approva il piano dell’Italia o si assume la responsabilità di innescare la speculazione.

Tutte le anime del governo, compreso il ministro dell’Economia, Tria, sostengono il progetto di Savona: ora tocca alla Ue decidere se vuole aiutare l’Italia a uscire dalla crisi oppure convincerla definitivamente dell’inutilità di questa Unione che favorisce sempre i soliti.

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