Questa che stiamo per raccontare è un piccolo episodio. Ma dimostra, ancora una volta le ragioni per cui ci ostiniamo a chiedere un’Europa diversa. Già abbiamo visto come l’Italia sia stata marginalizzata sulla questione degli emigrati. Adesso si scopre che, probabilmente, perderemo anche la partita per l’Agenzia del Farmaco per la quale si era candidata Milano. A tal punto il governo italiano era convinto di farcela da avere chiesto a Palazzo Marino, sede del Comune, di cercare una sede adeguata. Per esempio una porzione dell’area che aveva ospitato l’Expo. Ora si scopre che si trattava di una illusione. Alla fine è molto probabile che la spunterà la Francia.

Il problema della sede dell’Agenzia del Farmaco, infatti, si intreccia con il progetto per avere il parlamento europeo in una sola città ponendo termine all’inutile, e molto costosa, transumanza fra Bruxelles e Strasburgo. Naturalmente a farne le spese sarebbe la città francese. L’idea è stata lanciata con la campagna «Single Seat». La deputata svedese Anna Maria Corazza Bildt, nel corso di una cerimonia ufficiale, ha rivolto al presidente francese Emmanuel Macron l’invito a togliere il veto dell’Eliseo sulla soppressione della sede di Strasburgo. In contropartita ci sarebbe il trasferimento dell’Agenzia del Farmaco che nello spazio massimo di un paio d’anni dovrà lasciare Londra. A quanto pare la trattativa è in fase molto avanzata. Molti euro-fanatici sono d’accordo rendendosi conto che la doppia sede dell’Europarlamento rappresenta uno spreco insopportabile. Ma soprattutto un facile bersaglio per quanti chiedono alla Ue di cambiare marcia.

Per i francesi lo scambio è molto conveniente. L’Agenzia del Farmaco genera un indotto notevolissimo: oltre ad avere circa 900 dipendenti, diventa il centro delle politiche industriali del farmaco per il continente. Quindi tutte le multinazionali farmaceutiche hanno un ufficio nella città che la ospita e tanti dipendenti al fine di realizzare una mirata attività di lobby. Dall’altra parte i tifosi della sede unica per il parlamento Ue elencano i vantaggi possibili, tra cui un risparmio di 114 milioni di euro l’anno e di 19 mila tonnellate di CO2. A questo punto le possibilità per Milano diventano minime. Né varrà la disponibilità del governo italiano a prendere qualche migliaio di migranti in più per risolvere il problema.

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