Travolto dal clamore sulle elezioni amministrative e dalle polemiche sulla nave Acquarius è passato del tutto inosservato il sondaggio Ipsos relativo al giudizio degli italiani sull’Unione Europea. Ma forse non è stata una distrazione perché il risultato è davvero clamoroso: la fiducia degli italiani verso le istituzioni europee è precipitata. Nel 2008 era attorno al 75 per cento e ancora nel 2011 raggiungeva il 70 per cento: oggi si è fermata al 34 per cento. La conferma, casomai servisse ancora, che senza una riforma profonda, a cominciare dai meccanismi dell’euro, tutta la costruzione europea è a rischio di implosione. L’Italia che era una volta il paese più europeista del continente oggi è diventato euroscettico. Mai la fiducia verso le istituzioni europee era stata così bassa. Eravamo europeisti perché ci avevano fatto credere che fosse tutto un favoloso sogno verso la felicità cosmopolita, come una gigantesca edizione di «Giochi senza frontiere», un Erasmus di massa col sottofondo dell’«Inno alla gioia» di Beethoven. E ci avevano fatto credere che l’euro fosse «la terra dove scorre latte e miele». Fiumi di retorica, di false promesse e di illusioni. Poi il risveglio. L’atterraggio verso una realtà fatta di impoverimenti progressivo, disoccupazione che sale, aziende che chiudono, il sud che precipita. La caduta del consenso che va dal 75 per cento al 34 per cento somiglia al brusco scuotersi da un sogno. È la cocente delusione di chi apre gli occhi su qualcosa (o qualcuno), dopo essersi fortemente illuso. Fotografa lo choc di chi si rende conto di essersi ingannato. E si sente tradito. I motivi sono tanti: la scoperta di istituzioni europee perfino peggiori di quelle italiane quanto a ottusità burocratica e costi; la scoperta che la perdita di sovranità ci ha reso il Paese irrilevante, l’arroganza tedesca. L’euro che secondo i propagandisti avrebbe dovuto proteggerci dalle tempeste e invece ci ha reso più poveri di quando avevamo la lira. L’impossibilità di svalutare il cambio che impone il deprezzamento del capitale umano in termini di taglio delle retribuzioni, precarietà crescente, perdita di posti di lavoro. Per la prima volta nella storia di questo Paese i figli sono più poveri dei genitori. 

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