Il regalo alle multinazionali. A cinque giorni dalle elezioni  il governo ha avuto l’idea folgorante. Un fondo antitrasloco che eviti la fuga delle imprese e il licenziamento dei dipendenti. Duecento milioni  per scoraggiare le multinazionali come la Embraco che vuole lasciare il Piemonte per la Slovacchia. Tradotto, significa che se i posti rischiano di prendere il volo, il governo se li compra. Idea perfetta  per la campagna elettorale. E, per dirla tutta, anche un po’ da resa incondizionata. Già, perché dai proclami bellicosi del ministro per lo Sviluppo economico si è passati a più miti consigli. Carlo Calenda aveva bollato i dirigenti della Embraco come «gentaglia» e poi era corso a Bruxelles minacciando rappresaglie europee. In realtà in Europa ha trovato ascolto, ma nessun aiuto. Così ecco arrivare il fondo che metterà a carico dei contribuenti il ripianamento delle perdite dell’azienda.

Un’ ideona che presenta qualche incognita. La prima è scontata: mollando un po’ di quattrini a una società, pur di trattenerla, si rischia l’ accusa di aiuto di Stato dagli occhiuti commissari  Ue.  Dunque, se l’ Italia regala qualche milione alla Embraco pur di evitare l’ addio, è concreto il rischio di ricevere una multa. A questo aggiungiamo un secondo problema. La Embraco ha già ricevuto diversi aiuti dallo Stato: circa una quindici di milioni dal 2004. Fondi che dovevano servire, fra l’altro, a produrre un super-frigorifero capace di sbaragliare la concorrenza. Ovviamente l’apparecchio non ha mai visto la luce mentre il taglio degli organici  è andato avanti. Non a caso i dipendenti sono passati da 2.500 a poco più di 500.

Dunque chi dice che una volta messo da parte il bottino le società non riprendano il progetto di delocalizzazione? Immaginiamo già l’obiezione. Prima di sganciare il denaro il governo ovviamente esigerebbe un impegno a restare in Italia per un certo numero di anni. Ma le multinazionali sono abituate a mettersi sotto i tacchi questo genere di promesse. C’è un solo modo per tenere le aziende: far ripartire i consumi con adeguate politiche espansive. Interventi impossibili fino a quando non cambierà l’architettura dell’Europa. In assenza bisognerà rassegnarsi ai regali da dare alle multinazionali pregandole di lasciare qualche posto di lavoro in Italia.

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