Livio Ballario scrive al Pioniere: Nel 2011 lessi un suo articolo pubblicato sul sito online “Affari Italiani” in cui auspicava il ritorno di un’inflazione “controllata” intorno al 5% grazie alla quale il debito pubblico sarebbe stato progressivamente alleggerito. Per contro, tuttavia, temeva un’iperinflazione con tutte le conseguenze del caso. Dopo 7/8 anni dell’inflazione non vi è traccia e, se questa fosse una gigantesca deflazione da debiti, come qualcuno sostiene, probabilmente continuerà a latitare per almeno un decennio. Quale la soluzione quindi? Dobbiamo attendere a breve default pubblici e privati di massa?

Livio Ballario ha buona memoria anche se il tetto d’inflazione immaginato era del 10% e non era calcolato in astratto. Era la conseguenza prevedibile a seguito dell’uscita dell’Italia dall’euro in maniera concordata. Questo presupposto non si è ancora avverato visto che nessuna novità rilevante c’è stata sul fronte della moneta unica. Ma è proprio la permanenza nell’euro a mettere a rischio la sostenibilità di lungo periodo del debito italiano. Non a caso continua a salire di anno in anno. Adesso è arrivato vicino al tetto di 2.300 miliardi con una incidenza sul Pil che sfiora il 133%. Il ministro Padoan parla da anni della stabilizzazione del debito e poi del suo declino. Finora ha sempre sbagliato. L’Adusbef ha calcolato che da quando il capo economista dell’Ocse siede nella poltrona che fu di Quintino Sella il debito dell’Italia è cresciuto ad un ritmo di cinque miliardi al mese. Questi sono fatti. Il resto solo chiacchiere. Bisogna aggiungere che, storicamente gli Stati non hanno mai ripagato i propri debiti. Nell’antica Roma per risolvere il problema facevano limare le monete e con l’oro ricavato ne coniavano di nuove. Oppure utilizzavano un sistema più immediato: ripudiavano il debito. Opzione che però aveva il difetto di rendere difficile la ricerca di nuove fonti di finanziamento. In epoca moderna la pulizia è stata fatta dall’inflazione. Ora però anche questa possibilità è scomparsa. Da qui le ragioni di preoccupazione condivisibile espresse da Livio Ballario. L’Italia avendo perso la sua banca centrale è indebitata in una moneta straniera come l’euro. Fino a quando i tassi d’interesse resteranno bassi andrà tutto bene. Poi cominceranno i problemi. E potrebbero essere molto gravi.

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