Stefano Caccia chiede: In riferimento all’articolo “Un delitto perfetto” pubblicato il 28 marzo può gentilmente fornire le fonti? Trovo dati discordanti su Wikipedia (fonte ISTAT). In particolare nell’articolo non si fa menzione dell’attivo della bilancia commerciale che comincia proprio nel 2012 e tocca il massimo storico nel 2016.

La fonte dei dati è la seguente:

http://data.worldbank.org/indicator/BN.CAB.XOKA.CD?locations=IT-DE.

La discordanza è, forse, dovuta alla differenza di valuta visto che l’Istat usa l’euro e le banche dati internazionali si esprimono in dollari. Anche per quanto riguarda il massimo storico bisogna tenere conto delle valute: il top del 1996 era espresso in lire. Nel 2016 c’era già l’euro.

Però vede, caro Caccia, il problema è un po’ più complesso del semplice calcolo ragionieristico, (pur molto importante) sull’ammontare esatto dell’attivo di bilancia commerciale e nella definizione dell’anno esatto in cui si è verificato (2012 oppure 2013). Quello che conta, e l’articolo cercava di spiegarlo, è la visione   d’insieme sull’impoverimento generale dell’Italia dopo l’arrivo della moneta unica. Nel meridione l’impatto è stato catastrofico. Una tragedia che non ha eguali in altre zone d’Europa. A partire dal 2002 il declino per i venti milioni di italiani che vivono nel Meridione  è stato inarrestabile. In termini di reddito lordo, il Mezzogiorno ha perso un terzo sulla media dell’Unione Europea, il 30% sulla Germania, il 27% sull’area euro e circa il 40% sulla Spagna; l’ arretramento sul centro-nord dell’Italia è stato di oltre dieci punti, persino sulla Grecia di cinque (i dati sono basati su stime della Svimez). In tutta Europa solamente in Campania, Calabria e Sicilia metà della popolazione o oltre viene considerata da Eurostat a rischio di povertà e di esclusione sociale. Poi ovviamente possiamo raccontacela come vogliamo e chiederci se l’attivo di bilancia commerciale è stato raggiunto un anno prima o un anno dopo. La vera domanda è un‘altra: ci conviene ancora restare nell’euro?

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