La solita storia: la vittoria di Macron è una grande espressione di democrazia. Quella di Orban invece è un’impresentabile democratura (sintesi di democrazia e dittatura). Gli eurofanatici non perdono il vizio. Non hanno mai un dubbio: la realtà smentisce le loro convinzioni? Tanto peggio per la realtà. In queste condizioni non dobbiamo stupirci se l’idea di l’Europa diventa sempre più antipatica. Tanto più le elite si ostinano a difendere l’attuale geometria tanto più le masse votano contro.

Non si scappa. A costo anche di situazioni paradossali. Fidesz, il partito di Orbán, in origine era molto simile a +Europa di Emma Bonino. Cominciò a sterzare nel ’98 e nel 2000 aderì al Ppe. Oggi nonostante l’accentuata deriva anti-euro resta nello stesso raggruppamento di Angela Merkel. Non è l’unica realtà indecifrabile. Il partito di destra che governa in Polonia fa parte dei Conservatori e Riformisti. I primi ministri euroscettici e larvatamente filo-Putin di Repubblica Ceca e Lettonia militano nel gruppo dei liberali eurofanatici dell’Alde. In Slovacchia il partito dell’ex-primo ministro Robert Fico e del successore Peter Pellegrini sta con i socialisti. Incurante del fatto che sull’immigrazione e sui diritti politici la pensa esattamente come Orbán. Tutti i grandi schieramenti europei nei Paesi dell’Est accettano compromessi che i nostri eurofanatici definirebbero sdegnosamente populisti. Senza accorgersi che l’onda sovversiva sta montando. C’è già stata la Brexit. In Italia hanno vinto Di Maio e Salvini che restano euroscettici pur avendo abbandonato le posizioni più radicali. In Germania gli ultimi sondaggi dicono che l’Alternative für Deutschland è il secondo partito al posto di una Spd disossata dalla Grande Coalizione. Nei Paesi Bassi per bloccare Wilders il primo ministro liberale Mark Rutte ha dovuto accogliere gran parte del suo programma. In Danimarca, in Finlandia, in Belgio, perfino nella Grecia di Tsipras i partiti della destra euroscettica sono ormai nella stanza dei bottoni. Di questo passo dopo le elezioni europee dell’anno prossimo arriveremo al paradosso più assurdo: il Parlamento europeo composto da una maggioranza euroscettica.

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