Giovedì scorso il ministro Savona le ha letteralmente suonate al governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi che – al termine della riunione di politica monetaria, aveva risposto ai giornalisti ammonendo velatamente l’Italia sui rischi legati all’aumento dello spread.

“Cosa si può fare per limitare l’allargamento dello spread? Penso che la prima risposta sia abbassare i toni e non mettere in discussione il framework costitutivo dell’Europa. Inoltre adottare politiche che riducano lo spread – ha dichiarato Draghi –. È fondamentale per i Paesi altamente indebitati rispettare le regole del Patto di Stabilità e Crescita, in modo da assicurare una solida posizione di bilancio”. Il Governatore, secondo molti commentatori, con questo commento ha voluto censurare quanti nel governo (a partire dai vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini) avrebbero avuto l’ardire di criticare la risposta della Commissione europea al disegno di legge di Bilancio che il governo Conte ha inviato a Bruxelles.

La risposta del ministro degli Affari Europei, Paolo Savona, non si è fatta attendere: “calmierare lo spread e tenerlo sotto controllo è compito della Banca centrale, perciò dovrebbe essere la BCE a indicare soluzioni per evitare la crisi sistema bancario ed eventualmente intervenire”. Se lo spread si innalza e nessuno interviene per calmierarlo – ha continuato Savona – “inevitabilmente la caduta del valore dei titoli mette in difficoltà le banche. Avendo fatto l’unione bancaria chi è responsabile della stabilità delle banche? Dobbiamo risolvere problema: non possiamo avere un’istituzione che avoca a sé i poteri di controllo delle banche, avoca a sé i poteri monetari e non svolge quelle funzioni tipiche che una banca centrale compresa la Banca d’Italia, ha sempre svolto in Italia”.

“Se ci sfugge lo spread – ha precisato Savona – noi non riesamineremo la manovra, ma il contesto entro cui ci muoviamo. Se le responsabilità della stabilità del sistema bancario passano nelle mani della Banca centrale europea, dovrebbe essere la Bce a intervenire per evitare che il sistema bancario entri in crisi”. Chi ha orecchie per intendere, a Bruxelles e a Francoforte, intenda.

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