Si chiama “Una politeia, per un’Europa diversa, più forte e più equa”: è il paper che Paolo Savona, ministro degli Affari europei, per un rinnovamento dell’Unione europea, ha inviato nei giorni scorsi a Bruxelles. Obiettivo: dare una nuova forma e nuovi strumenti a un’Europa che, se non si decide a cambiare, rischia letteralmente di deflagrare. Come si vede Savona ha voluto usare un approccio completamente diverso da quello dei burocrati di Bruxelles già dal titolo: Il riferimento lessicale a una “politeia”, anziché alla consueta “governance”, è voluto: la prima, infatti, esprime una politica per il raggiungimento del bene comune, mentre la seconda – mutuata dalle discipline di management – indica le regole di gestione delle risorse. Politeia è quindi qualcosa di più di governance.

Nel documento Savona elenca una serie di proposte per l’Europa e per la Banca Centrale Europea: «Se i timori dei Paesi membri creditori che ostacolano la definizione di una politica fiscale fossero dovuti al rischio temuto da alcuni Paesi di doversi accollare il debito altrui – spiega il ministro –, esistono le soluzioni tecniche per garantire che ciò non avvenga.” Come? Attraverso “scelte politiche, come quelle di concordare un piano di rimborsi a lunghissima scadenza e ai tassi ufficiali praticati, fornendo una garanzia della Bce fino al rientro nel parametro del 60% rispetto al Pil, in contropartita di una ipoteca sul gettito fiscale futuro o di proprietà pubbliche in caso di mancato rimborso di una o più rate. Ossia decidere quello che si sarebbe dovuto fare prima dell’avvio dell’euro. Ovviamente tra le clausole di un siffatto accordo vi sarebbe anche quella che il disavanzo di bilancio pubblico si collochi in modo dinamico”.

Non solo: Savona propone anche di cancellare la regola del 3%, sostituendola con un «deficit dinamico», pari ogni anno all’andamento del Pil nominale, ossia la crescita reale più l’inflazione. II documento ha già scatenato molte discussioni, ma soprattutto ha innescato l’esultanza dei no-euro, secondo i quali lo scritto farebbe parte di una raffinata strategia per farsi dire di no dall’Europa e trovare il casus belli per l’uscita dall’euro dopo le elezioni europee.

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